06 agosto 2020

Cultura

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15.07.2020

BANKSY RIVELATO IN BIANCO E NERO

Banksy, la variabile gioiosamente impazzita nel mondo dell’arte, sotto la lente di Fausto GilbertiLa copertina dell’ultimo libro pubblicato per Corraini Edizioni
Banksy, la variabile gioiosamente impazzita nel mondo dell’arte, sotto la lente di Fausto GilbertiLa copertina dell’ultimo libro pubblicato per Corraini Edizioni

Eccolo qui Banksy! E chi poteva stanarlo se non lui? Fausto Gilberti: il pittore che fa libri, il disegnatore di Villa Carcina che per Corraini ha smitizzato le «Rockstars» col tratto irresistibile del suo «omino universale» e adesso racconta ai giovanissimi l’artista più inafferrabile del nostro tempo. «Banksy» nero su bianco per Corraini Edizioni in un testo bilingue, italiano e inglese, nelle librerie dal 20 luglio; 40 pagine speciali al costo di 12 euro. Speciale, perché originalissimo, l’approccio a un personaggio sulla bocca di tanti - se non tutti - eppure così difficile da rappresentare. Com’è arrivato a Banksy? Ho contattato il suo ufficio, il Pest Control che ne cura l’immagine e ne autentica le opere. Tramite la casa editrice ho spedito il pdf per avere un parere. Fa sorridere, chiedere il permesso a chi il permesso non lo chiede mai. Vero. Ma è stato anche piacevole: sono stati molti gentili, erano contentissimi, ci hanno detto un sì incondizionato e augurato le migliori fortune. Tutto il bene del mondo. Sui muri del mondo dipinge Banksy, ma se gli va porta la sua arte anche al Louvre senza bussare. La sua forza è questa libertà creativa che fa rima con un’allegra anarchia? Il messaggio più forte è l’assenza di un volto. Non avere un’identità è come un superpotere: puoi fare tutto quello che voi. Per lei Banksy chi è: un writer inglese, un team di street-artist? Nel libro, dopo aver ripercorso le sue opere dai graffiti ai quadri modificati passando per le performance, alla fine è Banksy stesso a giocare ad osservare le persone che cercano di scoprire chi è. Io credo sia un gruppo. Un collettivo, magari coordinato da una donna. Magari sua moglie. I lettori più giovani saranno colti da spirito di emulazione? Non lo so, perché l’universo di Banksy ha un’estetica adulta. Di sicuro io mi metto sempre nei panni del lettore piccino: non voglio annoiarlo, per questo il senso dell’umorismo trova il suo spazio. Il suo libro è figlio del lockdown? L’ho finito durante, sì, Ma a parte i giri in bici e la spesa al supermercato, che per un po’ non si potevano fare, la mia vita non è poi tanto diversa. Non sono un tipo mondano. Fresco Nastro d’Argento, da disegnatore Lorenzo Mattotti ha sottolineato come in Francia esista un’industria di fumetti e film d’animazione che in Italia ancora non c’è: troppi pregiudizi? Mattotti ha ragione. In Francia i disegnatori sono rockstar, da noi fanno la fame e se vendono 500 copie è un successo. È un settore considerato di serie B rispetto all’olio su tela. Il vero collezionismo non è mai su carta, qui. Un problema di compartimenti stagni? In effetti il pubblico cambia tanto, da un àmbito all’altro. Quando mi sono messo a fare libri ho incontrato un pubblico differente. Eppure non ho cambiato stile. Porto sempre i miei omini con me. •

Gian Paolo Laffranchi
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