03 giugno 2020

Cultura

Chiudi

10.04.2020

Boni, l’innato senso per la bellezza del pittore del Po

Angelo Boni all’opera
Angelo Boni all’opera

Mauro Corradini Se ne è andato nei giorni bui del Coronavirus, ma la sua morte è stata la conclusione di uno spegnersi lento, iniziato già da alcuni anni: Angelo Boni, il pittore del Po, è mancato di pomeriggio alla casa di riposo Santa Maria del Castello di Carpenedolo. La sua città natale, Suzzara, lo aveva omaggiato tre anni fa con una grande antologica nella Galleria del Premio Suzzara (appunto): e ci stava bene in quegli spazi, in cui da sempre sono presenti autori come Giuseppe Motti che sul Po ha fondato una storia artistica. La selezione, che il figlio Paolo e Giovanni Magnani avevano realizzato, rincorreva il suo percorso dalle prime opere, nate negli anni ’50, appena diplomato all’Istituto «Toschi» di Parma dove si era formato, e giungeva fino alle raffinate pagine di inizio secolo, quando la sua mano, ormai a memoria, ripercorreva i luoghi di un immaginario tra la visione della realtà e l’energia poetica che espandeva i contorni alle cose. TUTTA LA SUA pittura si definisce sulla tensione nell’osservare la realtà nel suo essere, ad iniziare dalle «patusere», un’isola galleggiante sulla superficie del Po in piena costituita da rami, foglie e altri oggetti, casualmente finiti nel groviglio, fino ai paesaggi di una «Padania» traboccante di acque, e di un sole che si rispecchia anche nelle pozzanghere e documenta come l’animo possa risollevarsi anche dal fango. Angelo cercava la verità nelle cose senza cadere nel superficiale fluire degli accidenti. Nella memoria entra Giulio Romano, con gli elaborati equilibri visivi del Palazzo delle delizie gonzaghesche (il Palazzo Te). Ritrovate le radici di un’ampia cultura, Angelo ritornava al suo Po anche attraverso i fossi, nel rapido specchiarsi del cielo e del verde nelle pozze d’acqua, immagini accostate e riassunte in una straordinaria mostra che negli anni ’80 aveva presentato nelle sale dell’Associazione Artisti Bresciani. Un discorso a sé dovrebbe riguardare l’incisione; è stato uno dei grandi incisori del ’900, magistrale nell’utilizzare le tecniche, dalle iniziali puntesecche che con le loro «barbe» danno un tono tattile all’oggetto rappresentato, all’uso dell’acquatinta quando si dedicava ad una sola foglia che si attorciglia, per farci cogliere il senso doloroso di un perdersi delle cose, che spariscono e si consumano accartocciandosi, come qualcosa da gettare in un angolo. Il Maestro sapeva dipingere, disegnare, incidere, insegnare anche per tutti gli anni passati nella scuola come docente; un Maestro che se ne va; ma le sue pagine, sparse un po’ dovunque tra gli amici, ci lasciano quel duplice senso della bellezza e del suo sfiorire • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1

Sondaggio

Dopo gli attentati dei terroristi islamici a Parigi, quali misure andrebbero adottate dall'Italia?
ok