21 settembre 2020

Cultura

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05.09.2020

Bravi, Pezzoli, Vezzoli, arte oltre le mode

I «moduli» di Riccardo Pezzoli: «Pittura su pittura, quadro su quadro»
I «moduli» di Riccardo Pezzoli: «Pittura su pittura, quadro su quadro»

Goya dal profondo dei secoli: «Datemi un pezzo di carbone e vi farò un capolavoro». Ritorno al futuro, un altro mondo. Aprile 1973, copertina monocromatica arancione, sapore minimalista e radicale. Nome in codice: Nac (Notiziario Arte Contemporanea). «Palestra per una critica che non voleva lasciarsi risucchiare dalla diatriba astrazione-figurazione tipica del ventennio dopo la guerra». Direttore unico Francesco Vincitorio, zero pubblicità, niente compromessi, assoluta libertà di affrancarsi da schematismi, archetipi e tendenze in atto per spingersi oltre, un passo più in là del visibile e del già visto: su quelle colonne, proprio d’aprile, Mauro Corradini esplorava nuove aree di ricerca, indagando «Il vocabolo come modo d’uso», titolo di un articolo le cui riflessioni pulsano ancora vive e scalcianti al punto che a mezzo secolo di distanza hanno idealmente ispirato la mostra «Tre Autori tra figurazione e astrazione. Giuseppe Bravi-Riccardo Pezzoli-Osvaldo Vezzoli», curata dallo stesso Corradini, che ha inaugurato ieri pomeriggio al MoCa, dove rimarrà allestita fino al 27 settembre. SI DELINEA un percorso espositivo articolato in una sessantina di opere che manifestano esperienze espressive multiformi accomunate dalla cifra distintiva dei tre artisti bresciani, tesa a muoversi ai margini delle mode, privilegiando «il richiamo degli individuali fantasmi alle ricerche più diffuse»; autori, scrive Corradini nel catalogo, «ancora attivi e che ancora utilizzano il goyesco ‘carbone’, senza curarsi troppo delle convenzioni». Con accenti sempre rinnovati: Bravi, fedele all’ossimorico «rigore della fantasia», Pezzoli, visionario attraverso «la poesia nello/dello sguardo» (che sa di sorrisi e di malinconia), Vezzoli, ovvero «ritrovare l’infanzia in un segno, che unisce spontaneità e invenzione, illuminate risorse iconografiche e il desiderio di raccontare una storia, come se si trattasse, sempre e comunque, di una fiaba». Un’isola che non c’è immaginata e sospirata, lungo destini incrociati che oggi svelano un senso nuovo e irradiano bagliori cristallini. «Come ritrovare lo splendore della luce, cogliendo il sole, per avventura, nel casuale baleno di uno specchietto o frammenti di vetro, caduto per terra – ce lo ha insegnato Montale, 50 e più anni fa. Con il bisogno e il desiderio di voler rileggere, senza preclusioni e senza programmi, quei segni dell’animo che a volte riescono a fissarsi sul supporto per regalarci un minuto di poesia». •

E.ZUP.
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