27 settembre 2020

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06.08.2020

CABRA E IL DIRITTO «ALLA FELICITÀ»

Fausto Cabra  leggerà pagine sul Grande Inquisitore tratte da «I fratelli Karamazov» di Fëdor Dostoevskij
Fausto Cabra leggerà pagine sul Grande Inquisitore tratte da «I fratelli Karamazov» di Fëdor Dostoevskij

È nei momenti più difficili che la libertà diventa un bene essenziale, raro, vitale. La libertà collettiva, ma soprattutto la libertà dell’individuo, lontano dal controllo dei centri di potere, capace di pensiero, umano. Un individuo che sa guardare e riflettere sul proprio tempo, e sui suoi pericoli. È questo individuo ad essere evocato nel nuovo appuntamento di «D’estate al Chiostro. Sette letture sceniche per ricominciare», la rassegna estiva del Ctb che sta registrando il tutto esaurito e che propone oggi e domani alle 21.30 al Chiostro del Teatro Mina Mezzadri l’attore bresciano di caratura nazionale Fausto Cabra e la compositrice e musicista Mimosa Campironi, protagonisti di «Il grande inquisitore. Una lettura in jazz». Lo spettacolo è una rilettura delle vertiginose pagine sul Grande Inquisitore tratte da «I fratelli Karamazov» di Fëdor Dostoevskij, un’indimenticabile parabola sul ritorno di Cristo in terra, simbolo di una meditazione sulla libertà e sul rapporto tra fede e potere. Un grande classico e, allo stesso tempo, una scelta personale. «Tutto ha avuto inizio con la morte di mio padre - racconta Cabra -. Mi chiese di fare una serata di ringraziamento per le persone che gli erano state vicino in quegli ultimi giorni, e mi chiese di leggere il Grande Inquisitore. Gli risposi che non sarebbe stato facile, perché è un testo di grande difficoltà. Credo ne fosse consapevole, forse voleva che lo attraversassi. È un testo che indaga il rapporto tra l’individuo e il sistema di potere, un tema oggi attualissimo». Sul palco, la voce di Cabra sì intreccia con l’improvvisazione musicale di Campironi, rifuggendo gli schemi concordati e lasciando che qualcosa accada sul palco. «È un testo che parla del diritto alla felicità. Il potere la garantisce ma solo nei modi che ritiene consoni. Io mi chiedo: è vera felicità quella che deriva dall’aver tolto dal cuore il dono della libertà? Oggi la libertà alla quale il sistema chiede di rinunciare è la realizzazione di se stessi in modo profondo, rinunciando al valore della propria esistenza. Bisogna allora chiedersi: cosa è davvero di valore?» UNA LEZIONE che parte da Dostoevskij ma giunge sino a noi. «Oggi ci sono ragioni massime di controllo, e il valore di libertà è minimo. Oggi il sistema del governo dei desideri è sempre più raffinato, siamo controllati a livello mentale e siamo solo apparentemente liberi. Per vendere un cellulare, lo slogan è “Be Yourself”: si vende un’apparente realizzazione individuale tramite un sistema di consumo. Ci sentiamo unici e allo stesso tempo abbiamo bisogno di essere pecore dentro un gregge. In questo paradosso stiamo tutti, è una spada di Damocle sopra ognuno di noi ed è giusto interrogarsi». Domande di ieri e soprattutto di oggi, non più rinviabili in tempi di Covid. «Ci ha concesso una pausa dal fare che deve essere usata per pensare, non ci serve una ripartenza ma un nuovo inizio. Siamo come una macchina che durante una gara deve fare una pausa. La domanda è: cosa posso fare con la macchina ferma ai box per correre meglio in futuro? Credo che a questo quesito non stiamo rispondendo. Bisogna porre nuove basi, questo è il momento di riflettere, di reinventare, di rimettersi in gioco con variabili diverse». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Stefano Malosso
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