19 settembre 2020

Cultura

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10.08.2020

Con De Zerbi sarà un derby d’alta classe

Se il Brescia fosse riuscito a salvarsi, la Serie A 2020-21 sarebbe stata un sogno per i bresciani. Invece, mentre si trepiderà per i biancazzurri impegnati in B, ci si dovrà accontentare (ma è un bell’accontentarsi) del duello delle panchine tra il neofita Andrea Pirlo e il più esperto Roberto De Zerbi. Oltre che dalla brescianità e dal cuore biancazzurro, sono accomunati dall’anno di nascita (il 1979) e dall’idea di calcio propositivo, dominante, bello senza essere fine a se stesso. De Zerbi lo sta dimostrando da 2 anni e mezzo: dopo aver ridato dignità al Benevento, preso a zero punti e rimesso al mondo, pur retrocedendo, lottando alla pari con tutti, a Sassuolo - in un ambiente ideale, senza pressioni e ambizioni se non quella di evitare patemi di classifica e valorizzare giocatori - ha migliorato costantemente i singoli in un contesto armonioso. Proprio le due partite contro la Juventus di Sarri, entrambe pareggiate, sono l’emblema delle idee di De Zerbi. A Torino il rigore del definitivo 2-2 di Cristiano Ronaldo arrivò da un pallone perso dai neroverdi al limite della propria area. Questo modo di giocare sempre e comunque anche dal basso, del fraseggio insistito alla ricerca dello sbocco offensivo, in questo caso è un limite. Ma in realtà è la forza del Sassuolo capace di non perdere con la Juve, di imporre il 3-3 all’Inter a San Siro, di sbancare l’Olimpico nascondendo il pallone alla Lazio, ancora in lotta per lo scudetto. Pirlo dovrà portare alla Juventus non solo questa mentalità. Essere il Guardiola bianconero (Pep, altro cuore biancazzurro) significa vincere in modo dominante, costruire nel tempo una rosa giovane e competitiva, con un centrocampo da sogno, come lo era quello catalano con Xavi e Iniesta, ai quali Guardiola fece di tutto per aggiungere il genio di Flero senza riuscirci. PIRLO È CHIAMATO a riportare alla Juventus il senso di appartenenza alla maglia bianconera, lui che venne scaricato da Allegri al Milan e che con Conte a Torino regalò a se stesso e al popolo bianconero 4 anni di magie, di invenzioni che solo uno come lui, il giocatore italiano più completo di ogni epoca, poteva pensare e tradurre in pratica. Sarri fa parte della storia della Vecchia Signora per non aver interrotto la possibilità della stella filante di scudetti (9, ne manca uno) ma juventino non lo è mai stato per stile, modo di comportarsi e anche di parlare: a Pirlo mai si sentirà dire che, se proprio deve perdere, è contento di farlo con una sua ex squadra, anche se fosse il Brescia che nel cuore gli sta davvero: ai tempi del Milan in certi sabati in ritiro a Milanello monopolizzava la sala tv costringendo tutti a guardare le partite in B dei biancazzurri, anche se in contemporanea c’erano i futuri avversari di coppa dei rossoneri. Juventus-Sassuolo, dunque, sarà il derby tra allenatori bresciani in A aspettando che il Brescia torni presto tra le grandi. Della qualità delle idee di De Zerbi, si sa. Su quella di Pirlo, si accettano scommesse. Se l’allenatore ha preso dal campione, la Juventus non potrà mai giocare male. Nemmeno volendo. •

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