04 dicembre 2020

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05.02.2020 Tags: Libri

Craxi, messaggi inediti da Hammamet

Craxi nella sua casa in Tunisia
Craxi nella sua casa in Tunisia

Sarà stato uno scherzo del destino? Certo la coincidenza è singolare. A vent’anni esatti dalla morte del leader socialista Bettino Craxi a rappresentare l’Italia lo scorso 19 gennaio alla conferenza internazionale di Berlino sulla Libia c’erano Giuseppe Conte e Luigi Di Maio. Se si pensa invece che nell’ottobre di 35 anni fa per gestire il caso del sequestro della Achille Lauro e la crisi di Sigonella c’erano proprio lo stesso Craxi, come premier, e Giulio Andreotti, come ministro degli Esteri, si può avere una rappresentazione plastica del declino che ha investito il paese dagli anni ‘90 in poi. Un declino politico e di peso internazionale dell’Italia, ma soprattutto di statura umana. Una deriva che Craxi aveva colto benissimo negli ultimi anni del suo esilio tunisino. È quanto emerge con grande efficacia dal nuovo libro di Andrea Spiri «L’ultimo Craxi - Diari da Hammamet» edito da Baldini+Castoldi. Non è la prima volta che Spiri, che è docente al Dipartimento di Scienze politiche alla Luiss «Guido Carli» di Roma, si cimenta con la vicenda di Craxi. Nel 2014 aveva già pubblicato «Io parlo, e continuerò a parlare. Note e appunti sull’Italia vista da Hammamet». Per il suo nuovo lavoro ha attinto alle tante riflessioni, molte inedite, lasciate dall’ex leader socialista nei cinque anni e mezzo della sua permanenza in Tunisia. Un complesso di scritti che insieme formano una sorta di diario «che serve a riannodare i fili della memoria, a scavare nell’intimo dei pensieri». Per Spiri il Craxi di Hammamet «è un uomo che si macera nella solitudine, tra sofferenza e brama di riscatto, disincantato, vinto. Eppure ancora irriducibile, nella dignità dolorosa, travolto dalla passione. Per la Politica, ovviamente, ma soprattutto per la Storia». Il leader socialista, travolto da inchieste che al di là del peso giudiziario avevano l’obiettivo dichiarato di fare piazza pulita di una classe politica, non vuole coltivare il rimpianto, preferisce semmai l’autocritica, ma soprattutto sente di avere un dovere verso la verità tanto sul piano politico che su quello storico: «Non posso fare altro… ma la battaglia della memoria non gliela faccio vincere». Dalla sponda sud del Mediterraneo, dove in certe giornate limpide riesce a scorgere l’Italia, osserva un paese che «si sta impoverendo e imbarbarendo». Soprattutto registra gli esiti della «falsa rivoluzione» che avrebbe dovuto liberare il paese dal sistema corrotto dei partiti: «Non mi pare che si respiri un clima di grande libertà, non mi sembra che la democrazia abbia trovato una strada più limpida». DAL LIBRO di Spiri emerge anche un Craxi che si apre a riflessioni di carattere esistenziale. «Reazioni e stati d’animo che un tempo ti sembravano naturali e necessari - scrive -, ora ti appaiono come inutili. Il pensiero della morte non mi dà angoscia, al contrario mi rende più sereno». In lui non c’è spazio per il risentimento come testimoniò l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga che andò a trovare Craxi ad Hammamet poche settimane prima della sua morte. Tra i documenti inediti contenuti nel libro il biglietto manoscritto che Craxi invia a Giovanni Paolo II il 29 novembre ’99, il giorno prima della delicata operazione al rene, in risposta a un messaggio augurale del Papa: «Santo Padre... grazie. L’unica grande fiducia è in Lei. Offro le mie sofferenze per il mio Paese e per le intenzioni di Vostra Santità». •

Piergiorgio Chiarini
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