13 novembre 2019

Cultura

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18.10.2019

DELUSIONI & DESCRIZIONI

La copertina del libro edito da Pragmata e firmato da Fausto Zucca, lenese, classe 1966
La copertina del libro edito da Pragmata e firmato da Fausto Zucca, lenese, classe 1966

Fastosamente rigida come gli Hohenzollern, comoda come un serpente in un sacco a pelo, autonoma e vitalista come fosse creata per partenogenesi. La storia di Fausto Zucca - lenese, classe ’66, dna dissacrante -, com’è come non è, strania. «Tu, gli altri ed io» (Edizioni Pragmata) è una pièce con tanto capo e poca coda, ambientata in uno di quei paesi in cui succede tutto, succede niente. Mr Pumpink e Faisto Anoletti conducono un’esistenza torrentizia che sfocia nei tombini del Bresciano, tra gare di pesca al ratto, oscar di lentezza chiocciola contro chiocciola, sfide di coleotteri al volo verticale. Le delusioni appartengono al cosmo d’ogni essere umano (divorzi, sfratti, disoccupazioni, annoiamenti...), le descrizioni rendono ridicolmente palpitante ogni tipo di banale uggia. ZUCCA interessa il proprio circolo d’amici - «Mi sento fiero di aver creato una squadra avvincente e mi auguro il vostro apprezzamento per il genere ironico demenziale della mia narrazione» -, cui fa eco con spunti fisiognomici, patronimici, ultra-mimesi. Ma si eleva pure per gli altri, i distratti passanti ignari dell’ombra padana - ombra di campanile, di osteria. A loro appartiene lo stupore maggiore, a loro piace l’allure (qui rusticamente fantozziana, lì delicatamente benniana) poco ritagliata, nebbiosa. Potrebbe uscirne un fumetto. Invece risulta una narrazione in piccoli tranci, caratterizzata. Stanno bene insieme i contrari: il lirismo di certe descrizioni ambientali - «Il sole nelle campagne che lui percorreva, al cambio delle stagioni, esaltava le foglie, che sembravano impastate con colori materici: dal verde vescica al color terra bruciata»; «Le ultime foglie dei tigli e dei platani, come fosse l’ultimo saluto, cadevano lente, ormai stanche e consumate» - veste la sbruffoneria di crasse rifiniture; dalla geopolitica stradale - «via Pecorina, via delle Chiaviche Aperte» - ai nomignoli - «il Rutto, il Pancia». «Tra fantasia e realtà», l’autore sbilancia una ricetta condotta a occhio, così nostrana da poter essere familiare. Vestiario (pipe, patte, polsini) e bestiario (miasmi, culi a mela, sogni d’amplessi) locali inducono risa cariate, quelle protratte con la mano sulla bocca-vergogna, a terga ben strette. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Alessandra Tonizzo
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