13 luglio 2020

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10.12.2019

DON GESUALDO ARRIVA A BRESCIA

Il Sociale attende «Mastro Don Gesualdo» FRANCESCO MARIA ATTARDI
Il Sociale attende «Mastro Don Gesualdo» FRANCESCO MARIA ATTARDI

Pochi testi sanno raccontare meglio del celebre ciclo dei vinti il mondo degli ultimi, fissato sulla pagina scritta nello slancio vitale e drammatico verso un tentativo di sopravvivenza. A firmare quelle pagine, divenute ben presto immortali, è Giovanni Verga, acuto osservatore della società del suo tempo e, grazie all’universalità della letteratura, voce senza tempo degli umiliati di ogni epoca. Pubblicato per la prima volta nel 1889 dopo ben nove anni di stesura, «Mastro don Gesualdo» rappresenta il naturale proseguimento del precedente «I malavoglia». Un capolavoro che torna in auge grazie allo spettacolo diretto da Guglielmo Ferro e interpretato da Enrico Guarneri, sul palco del Teatro Sociale di via Cavallotti da domani a domenica (alle 20.30, domenica alle 15.30) all’interno di «A riveder le stelle», stagione del Centro Teatrale Bresciano. IN SCENA è Mastro don Gesualdo, un uomo sull’orlo della vita, braccato dalla solitudine, alla ricerca del denaro e del potere. La mancanza d’amore marchia a fuoco la sua vita in un amaro bilancio. «È un grandissimo lavoratore, occupato giorno e notte - racconta Guarneri -. Per la troppa stanchezza non ha nemmeno appetito. Per i suoi obiettivi è disposto a calpestare tutti, senza rendersi conto che alla fine calpesterà anche se stesso. Il suo obiettivo è il denaro, ma questo gli farà perdere di vista alcune cose, che alla fine lo travolgeranno. Non avrà mai l’amore della moglie e della figlia, ad esempio. Rimarrà un uomo nel limbo, fra nobili e proletariato. Per tutta la vita sarà disprezzato da tutti. L’unica persona che lo amerà sarà Diodata, sua serva e amante». Interpretare don Gesualdo diventa un corpo a corpo con un personaggio ruvido. «Don Gesualdo è come un animale. È una pietra, che sa di vivere in una società nella quale vive con altre pietre. Nello scontro, il sasso più violento spacca l’altro. È una guerra tutti contro tutti, in un mondo crudo. In una società violenta deve adattarsi. Quando arriverà in alto non avrà compassione per chi sta sotto di lui». Una parabola amara, che permette di guardare oltre la singola storia. «La grandezza di Verga è tale da essere trasversale, a qualunque latitudine d’Italia e del mondo. Perché al centro delle sue storie c’è l’uomo, e lui è talmente grande nel coglierne pregi e vizi da riuscire ad essere sempre attuale. Don Gesualdo è “un cervello fino”, ed è un uomo così vero da rendere la sua esistenza un racconto universale». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Stefano Malosso
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