12 dicembre 2019

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20.11.2019

Don Mario Pasini, coraggiosa generosità

La copertina del libro
La copertina del libro

Un cuore amico lo riconosci subito: batte forte, abbraccia poveri e disperati, dà da mangiare agli affamati e da bere agli assetati, veste gli ignudi, medica le ferite, costruisce case e scuole e aiuta i missionari e gli uomini e le donne disposti a mettersi in cammino a portare in giro per il mondo la speranza di un tempo nuovo, migliore di quello che guarda senza neppure indignarsi, anche solo un poco, soprusi, rifiuti, abbandoni, offese, negazione di diritti e di dignità nei confronti di persone colpevoli di non possedere niente e di essere costrette a tendere la mano per chiedere il necessario per vivere. Don Mario Pasini, un prete che morendo chiese ai suoi amici di dimenticarsi di lui per occuparsi solo e sempre di vedere i dolori e i bisogni dei poveri e porvi rimedio, era un vero «cuore amico». Lo era diventato facendo il giornalista e il direttore prima di «Voce del popolo», il settimanale diocesano, poi di «Madre», la rivista della famiglia quando don Peppino Tedeschi gli chiese di proseguire la storia e in seguito di tutte le imprese editoriali promosse, tra cui, nel 1980 come somma di impegni sempre onorati grazie alla rivista e alle sue lettrici, «quattro fogli grondanti amore per le missioni, i missionari e i poveri che razzolavano intorno in cerca di aiuto», intitolati «cuore amico fraternità», che avevano la funzione di collegare tra loro «anime generose e persone disposte a rinunciare a qualcosa per darlo a chi era nel bisogno», ma anche di formare quella «riserva di carità» a cui attingere per non rimandare indietro nessuno a mani vuote. Di quella «beata incoscienza» che contrassegnava i progetti pensati per aiutare chi nel mondo stava dalla parte dei disperati, don Mario andava fiero. Inventando nel 1991 il premio «Cuore Amico», che per lui e per i tanti che condividevano la «sua beata utopia» era un vero e proprio Nobel da assegnare alla bontà missionaria, disse: «Può anche darsi che non si arrivi a concludere niente, ma se non ci proviamo, non sapremo mai di che pasta siamo fatti». Era un coraggioso. Coraggioso al punto di sfidare le regole per portare sorrisi, caramelle, medicine e pane ai bambini abbandonati, figli della strada e, per qualcuno, anche di un Dio minore. Allora, già, benché in carrozzella, andò a Calcutta e piangendo chiese alle suore di Madre Teresa di accettare il poco che portava in dono come segno di espiazione per le troppe mancanze di generosità di cui la società del benessere s’era macchiata. Un libro («Don Mario Pasini», edizioni Madre 2019) scritto da Michele Busi in ricordo del «prete coraggioso», giornalista e direttore morto nel 2002, e presentato alla consegna dei riconoscimenti «Cuore Amico 2019», riannoda le fila dei ricordi e ripercorre le trame di una storia, che per fortuna continua, arricchendosi di nuove ed esaltanti pagine. Don Armando Nolli, che dell’opera di don Mario è stato ed è testimone e continuatore, consegnando il libro alla generosità dei lettori ha detto: «È un segno di gratitudine, stimolo a continuare sulla strada da lui tracciata». Un giorno lontano, dopo aver ricevuto il dono portato a Cuore Amico da una sconosciuta signora di Cuneo, don Mario scrisse: «Questa è civiltà: senza parole grosse, partecipando alla sofferenza di popoli lontani, aiutando concretamente. Così non sarà solo civiltà, ma cristianesimo autentico, speranza per un mondo più giusto». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Luciano Costa
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