26 febbraio 2020

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17.01.2020

Donne nell'arte
Klimt
e l'amore

«Coppia di amanti in piedi»: combinazione/attrazione fra un uomo in kimono e una donna svestita
«Coppia di amanti in piedi»: combinazione/attrazione fra un uomo in kimono e una donna svestita

«Divina creatura», colpaccio alla vigilia: ci sarà anche un’opera di Gustav Klimt, esposta per la prima volta in una rassegna pubblica, a impreziosire la mostra «Donne nell’arte. Da Tiziano a Boldini», viaggio attraverso le più sottili sfumature dell'emisfero femminile - ideato da Davide Dotti - che da domani a Palazzo Martinengo «documenterà quanto lo stesso universo femminile abbia giocato un ruolo determinante nella storia dell’arte italiana, lungo un periodo di quattro secoli, dagli albori del Rinascimento al Barocco, fino alla Belle Époque». Raffinatezza, personalità, carattere, sensualità…le prerogative del progetto s’intonano altrettanto perfettamente alla «Coppia di amanti in piedi», disegno realizzato dal maestro austriaco tra il 1907 e il 1908, che anticipa le soluzioni stilistiche di altri due fra i suoi capolavori più conosciuti, Il Bacio e L’Abbraccio del Fregio Stoclet. Nello specifico, in questo studio a matita Klimt ricorre alla combinazione/attrazione fra un uomo in kimono e una donna svestita, in cui la chiarezza della parte inferiore del corpo del soggetto femminile, delineata a tratti vivaci, genera un elegante contrasto con le ampie pieghe del tessuto del kimono.


«LE FIGURE del disegno – scrive nella scheda in catalogo Marian Bisanz-Prakken, la maggiore esperta dell’arte di Klimt e allieva di Alice Strobl, autrice del primo catalogo ragionato dei disegni dell’artista - rimandano a due diversi motivi: da un lato, la loro verticalità richiama la coppia di amanti, anch’essi in piedi, dell’Abbraccio; dall’altro, la parte superiore dei corpi rimanda alle figure del Bacio In ogni caso il disegno mostra l’intensità con cui il maestro indagò, nella sua opera grafica, il soggetto della relazione amorosa tra uomo e donna. Con l’impareggiabile levità del suo tratto, Klimt padroneggia in modo magistrale il difficile, precario equilibrio tra sensualità ed emotività, da un lato, e disciplina formale, dall’altro».


ALL’INTERNO del percorso espositivo, che si articolerà in otto sezioni tematiche (sante ed eroine bibliche, mitologia in rosa, ritratti di donne, natura morta al femminile, maternità, lavoro, vita quotidiana, nudo e sensualità), l’opera di Klimt troverà spazio fra dame eleganti, madri affettuose, eroine mitologiche, seducenti modelle e instancabili popolane, con particolare attenzione alla moda, alle acconciature e agli accessori tipici di ogni epoca e contesto geografico. Oltre novanta i capolavori in totale, realizzati da artisti quali Tiziano, Guercino, Pitocchetto, Boldini, Hayez, De Nittis, Corcos, Zandomeneghi e Appiani, di cui spicca un ritratto datato 1803 di Francesca (Fanny) Lechi, «gli occhi più belli di tutta Brescia», come scrisse Stendhal in «Vie de Napoléon», che tornerà ad essere esposto ad oltre venticinque anni dall’ultima apparizione pubblica. Curata appunto da Davide Dotti e organizzata dall’associazione Amici di Palazzo Martinengo, in partnership con Fondazione Marcegaglia onlus e il patrocinio di Comune, Provincia e Fondazione Provincia Eventi, la mostra sarà visitabile fino al 7 giugno; ingresso 12 euro (per informazioni www.donnenellarte.it, 3200130694).


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Elia Zupelli
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