02 luglio 2020

Cultura

Chiudi

26.06.2020

FINESTRA=MONDO DA BRESCIA A SYDNEY

Elia Zupelli Nell’appartamento di Sydney un carinissimo Koala in peluche se la ronfa allegramente, mentre fuori esplode il verde delle fronde, illuminate dal sole del Nuovo Galles del Sud. Qualche migliaio di chilometri più in su, lungo i fiordi dell’emisfero boreale, zona Stoccolma, la luce filtra invece più flebile: potrebbe essere quella dell’alba o di un tramonto imminente, con ampie zone d’ombra e placidi nuvoloni a impacchettare una campagna che mostra i toni letargici dell’inverno. Ancora, viaggiando stando fermi. Bifore vertiginose, nicchie sormontate da guglie e pinnacoli con statue incastonate, meteo sul primaverile andante: da un balcone di Parigi svetta la Tour Saint-Jacques, a Madrid la camera con vista inquadra l’ordinarietà di un’agenzia immobiliare, sormontata al secondo piano da uno studio d’architettura, contrappunto urbano/metropolitano all’esotismo selvaggio che si staglia invece tra giunchi, legnami e palme da cocco, inebrianti essenze tropicali dal cuore della Thailandia. NELLA COLLEZIONE non mancano evocativi affreschi italiani: ville a schiera, campi di grano, mare calma piatta, porti ipnotizzati, campanili, geometrie industriali, montagne imperiose, tricolori appesi, visioni notturne e mattoni a vista. Il tutto, pervaso da un’onnipresente, enigmatica atmosfera di silenzio e sospensione, come dentro a una stanza dipinta da Massagrande. Come se non esistesse un prima e un dopo. MA È SOLO un’illusione. Giacché «nell’era digitale, la fotografia deve avere un senso…al contrario resta solo un’immagine». Matteo Sambero ne ha fatto un manifesto applicato ai suoi lavori, compreso il nuovo «View Window», raccolta di scatti che s’inserisce in continuità con i filoni logici dei precedenti «View This» e «View Past», completando una «trilogia del progetto fotografico partecipato». Ispirato, nel frangente, da un appello che lo stesso Sambero - 30enne fotografo e «lanciatore» di stimoli comunicativi originario di Gussago - ha messo in circolo via social nel pieno della pandemia, invitando il pubblico a condividere con lui il mondo visto e non agìto per mesi dalla propria casa, villa, catapecchia, stanza di studentato, residenza principesca o quel che è stato. «Il lockdown ci ha obbligati a chiuderci in casa con le nostre paure, con persone amate, a volte troppo vicine, a volte troppo lontane» riavvolge il nastro al chiaroscuro di quei giorni. «L'idea era mostrare uno degli aspetti privati della quarantena e anche di poter catturare una visione dell'altrove, dovendo rimanerne privi per un lungo periodo». NESSUN vincolo espressivo, una sola indicazione: tenere una finestra come «cornice». «Che quando si tratta di quadri, fotografie, opere d'arte in generale - osserva Sambero - è poi sempre una finestra: un rettangolo che inquadra, porziona, esclude qualcosa ed esalta la parte vista o scelta». Memorie dall’invisibile impresse in un’ottantina di istantanee arrivate da ogni parte del mondo (molte anche dalla provincia bresciana: intensa ed emblematica la testimonianza da una corsia dell’ospedale «Richiedei» di Palazzolo), attraverso cui fotografi professionisti e non hanno ritratto e interpretato l' «affaccio» su ciò che era loro precluso. Già assemblate in un video, altrettante fotografie sono in fase di pubblicazione, pronte ad amplificare le prospettive del progetto in una mostra interamente «dedicata», nella quale dovrebbe confluire una serie di scatti sempre legati al tema dell’isolamento, stavolta realizzati in prima persona da Sambero e concepiti come «una visualizzazione della dialettica tra antitesi opposte». Espressa nelle dinamiche interpersonali di due «attori-danzatori» fluttuanti in uno spazio tipo non-luogo, freddo, un po' asettico e derelitto. CONTATTO, relazione, vicinanza da una parte e dall'altra distacco, lontananza, chiusura tra le stesse persone, dentro le stesse mura o città. Amori giovani con problemi: un po' Antonioni, un po' pubblicità di un profumo da belli e dannati… Il senso di questo progetto è esplorare la separazione dal mondo, del tetto che va stretto: non tutti costituiscono famiglie da Mulino Bianco, sorridenti e impegnate a fare il pane. Capita di vivere nelle stesse quattro mura, ma magari uno dei due è schermato...L'“altro” diventa così un mistero, che non è detto abbia intenzione di svelarsi». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Articoli da leggere

Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1

Sondaggio

Dopo gli attentati dei terroristi islamici a Parigi, quali misure andrebbero adottate dall'Italia?
ok