13 agosto 2020

Cultura

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28.07.2020

Franca Valeri,
onore all’antidiva.
Per la Signorina Snob 100 e lode

Venerdì saranno 100 gli anni per una delle attrici, autrici e comiche più amate di sempre in ItaliaIl mito Franca Valeri taglierà venerdì l’incredibile traguardo dei cento anni di vitaUn secolo per una delle icone della televisione, del teatro e del cinema italiani
Venerdì saranno 100 gli anni per una delle attrici, autrici e comiche più amate di sempre in ItaliaIl mito Franca Valeri taglierà venerdì l’incredibile traguardo dei cento anni di vitaUn secolo per una delle icone della televisione, del teatro e del cinema italiani

L’eleganza e l’ironia possono andare a braccetto. Basta uno sguardo e voilà, magìa: Franca Valeri. Signore e signori, ecco la Signorina Snob - ma anche la Sora Cecioni - che con i suoi tanti volti ma una sola magnetica anima ha messo d’accordo generazioni di italiani e venerdì, come passa il tempo!, compie cent’anni. Cento con lode, sperticata e sacrosanta, per il mito vivente che è diventata e ancora oggi dissacra: «Riuscirà il mondo a fare a meno di me?». Domanda legittima dopo la dedica di «Tutte le commedie», il libro che ha pubblicato per festeggiare il traguardo, «a me stessa: a chi altri?». Franca Valeri da Milano, come si firmò nell’epitaffio per Alberto Sordi («Ciao cretinetti», citando la battuta immortale de «Il vedovo»), è la miglior autrice/attrice comica italiana. Definizione riduttiva per chi ha ideato personaggi e immaginato storie, scritto testi e scolpito tormentoni. Sceneggiatrice e interprete in radio, a teatro e al cinema, regista di opere liriche, David di Donatello alla carriera. Romana d’adozione, dalla Capitale ha assorbito una dose ulteriore di cinismo senza perdere il suo stile: un sofisticato, sorridente distacco che è dovere e destino insieme. Mai un passo indietro sul palco, mai un colpo sotto la cintura nella ricerca dell’applauso. «Inimitabile», l’ha definita la sua allieva più illustre Adriana Asti. Irresistibile, altrettanto. «ANCH’IO sono snob, ma non dico in che cosa - ha detto/non detto Franca Valeri -. Quando giravo i miei film con Alberto Sordi, comico straordinario e compagno di scena perfetto, i miei amici intellettuali e snob mi sconsigliavano di farli perché li trovavano non dico degradanti ma un po’ di serie B. Adesso li rivedo e li trovo belli. Sono dei film di riferimento, come cambiano le cose… Come per Totò, altro fuoriclasse della comicità: con lui parlavamo di cani, quando abbiamo fatto il film Totò a colori». Gli animali le danno conforto nella sua casa di Roma, che con la dimora estiva di Trevignano Romano, sul lago di Bracciano, ospita tutto il suo piccolo meraviglioso mondo. Qui riascolta «la Maria», la Callas di cui è stata amica perché fra la Divina e l’antidiva per eccellenza la sintonia era perfetta. Ripassa la musica di Giuseppe Verdi: in suo onore ha ribattezzato il suo cagnolino Aroldo (dall’omonima opera). E quando Marzullo osò con lei il consueto «Si faccia una domanda e si dia una risposta», non esitò: «D’accordo... Ci sarà ancora posto per un settimo cane nella casa in campagna? La risposta è: ma certo». Adesso che comunica con il mondo soprattutto attraverso la figlia adottiva Stefania Bonfadelli (soprano e regista), Franca conserva un desiderio: «Tornare a recitare. Perché ho fatto l’attrice? È una vocazione storica». All’anagrafe di cognome farebbe Norsa: «C’era un attore Norsa a metà Cinquecento alla corte dei Gonzaga; c’era una Fanny Norsa nel Settecento. Per la cadenza bisecolare toccava a me». Il padre Luigi Norsa, ingegnere alla Breda, non voleva che facesse l’attrice perché «temeva un fallimento». Franca, decisa a imboccare la sua strada, ha reso omaggio nel nome d’arte al poeta francese Paul Valéry. CRESCIUTA in via della Spiga, nel Quadrilatero della moda, è andata da Milano a Roma per entrare all’Accademia d’arte drammatica. Bocciata all’esame di ammissione, non si è scoraggiata. Niente di insormontabile, per chi - di origine ebraica - aveva attraversato gli anni della guerra sopravvivendo alle leggi razziali. Esiste anche l’arte di trarre il meglio dal peggio: «La Recherche di Proust, senza quella guerra, forse non sarei mai riuscita a finirla». Così, sorridendo anche amaro, Franca Valeri ha plasmato i suoi personaggi «che poi mi prendono per mano e vanno da soli. Amo i dialoghi, il fluire delle parole. Non mi annoiano le repliche, è un progressivo arricchimento e la platea impara; io insegno a tradimento, a un pubblico che era venuto solo per distrarsi - ha spiegato nell’ultima delle occasioni che l’hanno vista rivolgersi al pubblico bresciano -. Mi piace la regìa lirica, rispettare il testo degli autori ma anche scrivere io direttamente per il palcoscenico. Amo il teatro, bella copia della vita». Un amore assolutamente ricambiato. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Gian Paolo Laffranchi
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