24 febbraio 2020

Cultura

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27.01.2020

GIACOBAZZI: «TIFO PER GLI ULTIMI»

Giuseppe Giacobazzi: a Brescia porterà in scena il tema della dicotomia uomo-maschera
Giuseppe Giacobazzi: a Brescia porterà in scena il tema della dicotomia uomo-maschera

Sopravvivere a se stessi e alla propria maschera: mica facile, ci vuole un fisico bestiale. Del resto, come profetizzava il saggio, «sappiamo quanto può essere pericolosa una maschera… tutti diventiamo quello che facciamo finta di essere». Lo sa bene Andrea Sasdelli in arte Giuseppe Giacobazzi, che proprio attorno alla dicotomia uomo-maschera ha costruito il suo nuovo spettacolo intitolato «Noi – Mille volti e una bugia», «dialogo, interiore ed esilarante, di oltre venticinque anni di convivenza a volte forzata» in arrivo assieme al suo deus ex machina il 28 febbraio sul palco del Gran Teatro Morato. Venticinque anni, riavvolge il nastro il ‘poveta romagnolo vinificatore’ (come ama definirsi), «fatti di avventure e aneddoti, situazioni ed equivoci, gioie e malinconie, spettatori e protagonisti di un’epoca che viaggia a velocità sempre maggiore. Dove in un lampo si è passati dalla bottega sotto casa alle ‘app’ per acquisti, dal ragù sulla stufa ai robot da cucina programmabili con lo smartphone»; venticinque anni «vissuti dall’uomo Andrea e interpretati dal comico Giacobazzi come in uno specchio, o meglio come in un ritratto, dove questa volta a invecchiare è l’uomo e non il ritratto». Spaziando attraverso evidenti ispirazioni letterarie da Wilde a Pirandello, da Orwell a Hornby, lo spettacolo proverà a rispondere a una semplice quanto annosa domanda: «Dove finisce la maschera e dove inizia l’uomo?». Problema universalmente diffuso e quotidianamente vissuto, che Giacobazzi (classe 1963) affronta faccia a faccia, senza filtri: «Nella mia vita c’è stato un momento in cui la maschera ha preso il sopravvento. Il lavoro e le luci della ribalta ti assorbono, non riesci più a dire di no a nessuno e a un certo punto rischi di perdere di vista la tua dimensione, gli amici, la famiglia… Il rischio è di lasciarsi dominare e finisce che tu stai passo indietro…». TANTO per rimanere in tema di Festival, incombente nell’attualità, da grande appassionato di musica (rock, blues, trascorse collaborazioni con i Gem Boy e un brano inedito inserito anche in questo spettacolo: «Ricordati chi eri»), Giacobazzi ne approfitta per un pronostico alla sua maniera: «Rimpiango i tempi in cui a Sanremo ci andavano i Subsonica, ma ho visto che quest’anno ci sono Albano e Romina, quindi confido in un’edizione straordinaria. Ben fornita anche la categoria ‘riciclati’, però spero sempre che vinca qualche giovane. Ma non esprimo una preferenza diretta: quelli che tifo io arrivano sempre ultimi». Quanto allo spettacolo, anticipa, «prima ancora che i conflitti con essa racconterò com’è nata la mia maschera, in una sorta di viaggio autobiografico, che dopotutto, proprio come la mia vita, non è poi così diverso da quello di tutti gli altri. Parlerò di scuola, cultura, del mondo del lavoro, dove la maschera regna sovrana, per rapportarsi con capi e colleghi. E poi parlerò delle maschere di questa società, maschere ipocrite, sessuofobe, integraliste e puritane, sempre pronte a giudicare a puntare il dito contro gli altri». Il lato oscuro di quei «noi, che vediamo riflessi nei nostri mille volti convivendo, spesso a fatica, con la bugia del compiacerci e del voler piacere a chi ci sta di fronte». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Elia Zupelli
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