22 ottobre 2020

Cultura

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24.09.2020

Gian Butturini: «Impegno sociale da tramandare»

Un momento del dibattito che si è svolto ieri sera al MoCa
Un momento del dibattito che si è svolto ieri sera al MoCa

Assenza di dialogo che ha stroncato la vita nelle vene della critica, base e altezza della cultura. «La sentenza è stata pronunciata all’inizio del processo, in un’anomala sovrapposizione e totale identificazione tra parte lesa, pubblico ministero e giudice», commenta il giornalista Michele Smargiassi, tra le voci del dibattito «Nuovi oscurantismi e libertà di espressione», ospitato nel cortile del MoCa, nell’ambito dell’evento «Gian Butturini – Al rogo!». L’analisi del contesto che ha portato la studentessa Mercedes Baptiste Halliday a sentirsi offesa e ferita da due foto, inserite nella pubblicazione del fotoreporter bresciano del 1969, è stata al centro del confronto. Sensibilità lesa in quanto rappresentazione su carta di un ideale razzista. Una donna di colore incorniciata in una guardiola nella tube londinese e un gorilla rigato dalle barre di una gabbia dello zoo hanno acceso un tweet che ha mandato al ritiro «London by Gian Butturini», con richiesta di distruzione. Che non avverrà, grazie all’impegno della Fondazione a lui intitolata, che ne ha consentito il recupero delle copie. «Ma la condizione è così grave da non poter essereconsiderata risolta, ben lungi dalla situazione originale» afferma Tiziano Butturini. I libri torneranno «a casa»: sulla distribuzione molta nebbia. «La preoccupazione coinvolge il domani della nostra città e della nostra civiltà» afferma il vicesindaco Laura Castelletti. «SI STA assistendo ad un pensiero democratico che, colpevolmente, sta assimilando al suo interno caratteristiche di conformismo ideologico e contestuale incapacità di comprendere la diversità di pensiero – afferma Paolo Corsini, ex sindaco di Brescia e docente universitario -, con la ragazza accusatrice vittima del proprio tempo». E proprio questa «licenza di uccidere», così definita da Renato Corsini, direttore del Macof, è l’essenza dello sgomento di quanto accaduto, così incomprensibile alla luce dell’impegno sociale di Butturini. In un pensiero che la studentessa ha maturato «come frutto della propria esperienza personale», come ricordato dal fotoreporter Uliano Lucas. «Non è corretto né rispettoso il messaggio che passa dell’ideale che ha guidato il lavoro di mio padre – dice la figlia Marta -. voleva riscattare il valore della diversità». E la difesa di ciò che non è conforme è base della libertà. Termine che non farà mai rima con censura. •

Fiorenza Bonetti
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