14 agosto 2020

Cultura

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10.07.2020 Tags: Mostre

Girogirotondo, sorrisi e giochi di una volta

Giochi in bianco e nero per raccontare un’Italia che non c’è più
Giochi in bianco e nero per raccontare un’Italia che non c’è più

Bambini che si tengono per mano in un cortile angusto, i grembiulini bianchi luminosi contro i muri grigi, i volti eccitati nell’ebbrezza del girotondo. L’immagine di un passato sempre meno familiare: il mondo dei giochi popolari, cui è dedicata la mostra Girogirotondo, da oggi aperta al Musil di Cedegolo. Cinquanta fotografie scelte da Carolina Zani e da Renato Corsini, direttore artistico del Macof: scattate a cavallo degli anni Sessanta, provengono dall’archivio Farabola e immortalano l’entusiasmo dei bambini nelle ore di svago. «Era il periodo della riproduzione post-bellica - spiega Corsini - i piccoli ritrovavano il desiderio di condividere momenti di felicità, riappropriandosi degli spazi in cui poter giocare». I maschi separati dalla femmine: fucili e frecce per i primi, conquistati dall’iconografia western, bambole e culle per le seconde, per immedesimarsi nel futuro ruolo di mamme o in storie di fantasia. Anche l’appartenenza alla classe sociale determina il modo di giocare: per i più abbienti macchinine a pedali e cavalli a dondolo, per i poveri corse nei sacchi o carrettoni di legno. LO SFONDO va dalle strade serrate di campagna ai cortili di città, ma il luogo di gioco per antonomasia è la scuola. «Lavagna in ardesia e calamai colmi di inchiostro: qui nascono i progetti, qui si studia con fatica e con trepidazione si attende la ricreazione». Ciò che queste fotografie mostrano, e che tanto colpisce nella sua differenza con i nostri tempi, è la dimensione collettiva del gioco. «Una volta non era mai concepito singolarmente: il girotondo non si può fare in uno. Oggi la collettività si è un po’ persa. Mi capita di vedere bambini che al ristorante con i genitori smanacciano sui cellulari: il gioco può svilupparsi anche in un momento di solitudine». A ogni modo «la voglia di giocare è sempre quella: fantasia, inventiva e amicizia sono alla base di tutto. Un tempo bastava meno: una corda per saltare, un gesso per tracciare una pista, un buco dove nascondersi riempivano intere giornate. La mostra è il tentativo di guardare a un mondo che non esiste più, ma senza giudicare: è semplicemente diverso». Non solo fotografie: accanto alla mostra ci sarà un’esposizione di giocattoli provenienti da collezioni private. «Alcuni visitatori proveranno nostalgia perché quei giochi li avevano fatti, mentre altri non li avranno mai visti. Guardando gli oggetti dal vivo e vedendo lo svolgimento dei giochi in fotografia si sentiranno più coinvolti». Concepita ben prima del Covid, Girogirotondo risulta particolarmente attuale. «Rappresenta la voglia di ritornare a uscire, ma allo stesso tempo suggerisce quanto sia difficile, per i bambini, mantenere un qualsiasi distanziamento sociale». La mostra sarà inaugurata oggi alle 18.30; è visitabile fino al 13 settembre, tutti i giorni dalle 14 alle 19. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Andrea Turla
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