29 marzo 2020

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18.02.2020

«Ho dimenticato l’ombrello»: piove arte in Galleria

È uscito a novembre il libro di Matticchio da cui sono tratte le tavole
È uscito a novembre il libro di Matticchio da cui sono tratte le tavole

«Ho dimenticato l’ombrello»: capita a tutti, almeno una volta al mese, di pronunciare queste parole. Uscire col sole ed essere sorpresi da un acquazzone; scendere dal treno con la sensazione di aver lasciato qualcosa a bordo; entusiasmarsi per un portaombrelli, salvo poi non ritirare l’articolo depositato. E se gli ombrelli, abbandonati nei luoghi più comuni, ricomparissero in quelli più straordinari? Lo immagina l’illustratore e pittore Franco Matticchio nel libro «Ho dimenticato l’ombrello», pubblicato a novembre: 30 tavole originali sono esposte fino all’8 marzo alla Galleria dell’Incisione di via Bezzecca 4. Un sottile ombrello nero va a spasso per il mondo, in scenari urbani (un campetto da basket, un parcheggio, un grattacielo) e selvaggi (una rupe, una grotta, una prateria), remoti (gli anelli di saturno) e poetici (si appende a una nuvola), partecipando alle Olimpiadi e finendo persino in galera. L’ombrello non fa mai ciò che, secondo l’uso «corretto», dovrebbe fare: non ripara dalla pioggia, tanto che è sempre chiuso. Le poche volte in cui è a contatto con l’acqua questa non cade a gocce, ma lo avvolge, ribaltando il suo ruolo di guardiano del bagnato: in una tavola l’ombrello si rilassa nella vasca da bagno, in un’altra è a tu per tu con uno squalo in fondo al mare. COME Munari, che trasformava le forchette in mani gesticolanti, Matticchio inventa per gli oggetti di tutti i giorni un’altra vita e un’altra funzione, come se ciò che teniamo in mano così spesso assorbisse parte della nostra personalità. L’ombrello è invitato alle feste e gioca a biliardo: da oggetto marginale, appoggiato in un angolo, si prende il centro della scena. Lo si vede calcare un palcoscenico, affacciarsi sotto un tappeto rosso e guardare, al cinema, il film della propria vita. Il tutto con l’incrollabile savoir-faire di un distinto gentleman inglese, con tanto di bombetta e… ombrello. Insieme alle tavole del libro sono esposti disegni matticchiani a tema pioggia e parapioggia, dove l’essenza filosofica del fenomeno atmosferico si rivela con disarmante semplicità. Piovono parole e pensieri, piovono minuscole ragazze, piove persino a letto, luogo in cui ci si rintana per godersi la parte più confortevole della pioggia: il suo rumore. In mostra anche «Piove sul bagnato. Dieci idilli umidi», serie eseguita nel 1996 da Gigi Fasser, insieme a tre oli sullo stesso tema. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

A.TUR.
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