17 gennaio 2021

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23.11.2020

Il Brescia sogna un brindisi che manca da ben 14 anni

Dimitri Bisoli celebra il gol col  Venezia dedicandolo alla figlia nascitura Vittoria.Il capitano del Brescia è una consolidata certenza AGENZIA FOTOLIVE/ Filippo  Venezia
Dimitri Bisoli celebra il gol col Venezia dedicandolo alla figlia nascitura Vittoria.Il capitano del Brescia è una consolidata certenza AGENZIA FOTOLIVE/ Filippo Venezia

Mercoledì, a Empoli, dalle 14.30. Comunque vada a finire, sarà stato un passo in avanti. Benché il Brescia non abbia un gran feeling con la Coppa Italia è già riuscito a migliorare il rendimento delle ultime tre stagioni. Un anno fa la squadra di Corini usciva al terzo turno con il Perugia, formazione di B poi retrocessa. Identico risultato nella stagione della promozione, quando il successo (ai rigori) fu del Novara, che invece giocava in Serie C. E pure nella Coppa Italia 2017/18 la sentenza fu la stessa ma in quel caso contro una pari grado come il Pescara, che passò 1-3 al Rigamonti. DOPODOMANI il Brescia cercherà di superare indenne le insidie del quarto turno per regalarsi un ottavo di finale che manca da ben 14 anni. Il premio è un viaggio al San Paolo per la sfida dentro-fuori con il Napoli di Rino Gattuso. Altro giro, altro santo, dopo quel Milan-Brescia giocato tra il Rigamonti e San Siro nella stagione 2006/07. Era una Coppa Italia diversa che ancora contemplava il doppio confronto e portò il Milan (6-3 il risultato aggregato) fino alla semifinale (poi persa) con la Roma. Quel Brescia, che chiuse il campionato al sesto posto ma non giocò i play-off per le promozioni dirette di Juve, Napoli e Genoa, era riuscito a superare la Salernitana (2-3) e il Taranto (0-1) in trasferta per poi regalarsi la vittoria più bella al Rigamonti (1-0) sul Cagliari... di un certo Massimo Cellino. L’ultimo momento di gloria in una competizione che poi ha regalato solo amarezze. I migliori risultati del Brescia nell’ultima decade di Coppa Italia risalgono alle stagioni 2014/15 e 2010/11, con due eliminazioni arrivate sempre al quarto turno con Sampdoria (0-2) e Catania (1-5). PER TROVARE un Brescia davvero travolgente in Coppa Italia bisogna fare un salto indietro nel tempo di 18 anni. Stagione 2001/02, Carletto Mazzone in panchina, Baggio, Toni, Tare in attacco. Lacrimuccia. Quella squadra riuscì in un’impresa mai raggiunta prima né replicata in seguito. Entrata in gioco agli ottavi di finale, la spuntò nella doppia sfida con il Como (che avrebbe poi vinto il campionato di B) soltanto ai calci di rigore per poi imporsi in scioltezza sulla Roma (0-1 all’Olimpico, 3-0 al Rigamonti) in quella che ad oggi è ancora la più bella vittoria della società nella competizione. L’eliminazione arrivò soltanto in semifinale con il Parma, in una doppia gara maledetta sotto numerosi punti di vista. L’andata è rimasta tragicamente nella storia per quanto accaduto a Vittorio Mero, con la notizia della sua scomparsa che raggiunse la squadra sul prato del Tardini e fece scattare il rinvio. Si giocò sette giorni dopo, il 31 gennaio, e il ginocchio sinistro di Roberto Baggio fece crack. Con i Mondiali a fine anno, il Codino fu poi costretto a un recupero lampo di 81 giorni salvo essere accantonato dalle convocazioni del Trap. Senza Baggio, il Brescia non riuscì a ribaltare il 2-0 del Tardini e lasciò al Parma la finale con la Juventus. Dopodomani tocca all’Empoli, squadra affrontata una sola volta in Coppa Italia. Era il 4 settembre 1985 e il Brescia di Pasinato vinse 2-1 con reti di Mossini e Bonometti. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Alberto Armanini
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