28 ottobre 2020

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17.10.2020

IL DUOMO FUORI DAL TEMPO

Il Duomo Nuovo: la cattedrale estiva di Santa Maria Assunta è la chiesa principale di Brescia
Il Duomo Nuovo: la cattedrale estiva di Santa Maria Assunta è la chiesa principale di Brescia

La storia, nel presente. I secoli rivisti, rivissuti in un istante. Nel 2020 i segni di allora. Nell’oggi il passaggio di ciò che era, si evolve, rimane. Il Duomo, quello Nuovo. L’emblema di Brescia, da tanto tempo. È il 1604 e la piazza che oggi i bresciani intitolano a Paolo VI brulica di lapicidi, scultori e operai: tutti lavorano sotto le direttive di un giovane architetto, Giovanni Battista Lantana. Questo lavorio intenso, e a tratti puntellato da dispute spinose fra architetti, darà alla luce la chiesa simbolo della città-leonessa: la cattedrale dedicata a Santa Maria Assunta. Al suo posto, troneggiante in tutta la sua paleocristianità, si trovava l’antica basilica di San Pietro de Dom, risalente al V/VI secolo. Questo vetusto edificio subì varie disavventure fra restauri inaccurati, terremoti e incendi corrosivi: ce lo testimonia anche la Torre di Porta Bruciata, ancora oggi svettante in piazza della Loggia. Il Lantana, in piena epoca di Controriforma, doveva presentare un progetto che fosse aderente alle direttive del concilio di Trento; ma ci si domandava anche se costruire la nuova chiesa sopra i resti di quella antica oppure se erigerla sul lato sud della piazza, dove abitava la famiglia aristocratica dei Negroboni e dove oggi sorge il Palazzo del credito agrario bresciano. I Negroboni si mostrarono pronti ad acconsentire, ma solo in cambio di una nuova villa con parco annesso: il luogo in cui oggi sorge la cattedrale ci comunica come i Negroboni siano stati lasciati a condurre le loro aristocratiche vite nella villa di sempre. Tra le altre cose, il Lantana propose per il nuovo edificio una pianta a croce greca. IL PROBLEMA? Questa soluzione, tipica dell’arte bizantina, doveva sparire a vantaggio di una più cristiana pianta a croce latina. Così Pier Maria Bagnadore riuscì a scalzare il Lantana come direttore dei lavori, ma riuscì anche a rallentare notevolmente il cantiere a causa dei continui screzi con il suo predecessore. Bagnadore inglobò l’abside sporgente nel corpo dell’edificio, ridusse a due le nicchie esterne decorate dalle statue del Carra (ci restano le sculture di Faustino e Giovita) e, infine, ripropose la pianta a croce greca dell’odiato Lantana. Per questo motivo il vescovo Giorgi allontanò anche lui dal cantiere, sostituendolo con Lorenzo Binago e Antonio Comino. Il loro progetto, notevolmente barocco, prevedeva una facciata contornata da due torri campanili che non venne mai realizzata per scongiurare l’eccessiva presenza di torri nella piazza (ben quattro). EDIFICARE questa chiesa si rivelò impresa disagevole: gli incendi e i terremoti che scossero le mura di quella antica non furono niente in confronto all’epidemia di peste del 1630. I lavori ripresero nel 1698 soltanto grazie ai numerosi lasciti dei morti di peste alla diocesi di Brescia. Più rapidi della stagioni si susseguirono alla guida dei lavori per la realizzazione della costruzione molti architetti. Per esempio Antonio Biasio. Nei suoi anni spiccava il fiorente episcopato del cardinal Querini: il suo busto compare sopra il portale di ingresso della chiesa. Infine venne Giovanni Battista Marchetti che, assieme al suo gusto neoclassico, produsse il frontone triangolare della facciata così come oggi lo vediamo. Nel 1825, per ultima, venne eretta la cupola disegnata da Luigi Cagnola, all’epoca terza in Italia per dimensioni: 26 metri di diametro esterno per quasi 80 di altezza. Tra il 1800 e il 1900 il duomo subì due bombardamenti: uno ad opera degli austriaci nel 1849, durante le X Giornate, e uno aereo nel 1944. Eventi che non si cancellano, pagine della storia della nostra città che giungono ai giorni nostri. Ma altre restano da scrivere. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Chiara Comensoli
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