07 giugno 2020

Cultura

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25.03.2020

Il legame con Cremona resiste E spesso parla ancora il dialetto

Mina fotografata in via Tosio, a Brescia, 19 anni fa: lo scoop fu realizzato dal «nostro» Filippo Venezia«Parole parole», con Alberto Lupo: era il 1972
Mina fotografata in via Tosio, a Brescia, 19 anni fa: lo scoop fu realizzato dal «nostro» Filippo Venezia«Parole parole», con Alberto Lupo: era il 1972

Vincenzo Corbetta CREMONA Il giorno era il 12 marzo, il luogo il Museo del violino. Le sue canzoni rivisitate in chiave jazz da Chiara Civello, Rita Marcotulli e Marco Decimo. Uno delle iniziative per gli 80 anni della Tigre e altre erano in preparazione. Ma è saltato tutto per l’emergenza Coronavirus. Il legame di Mina con Cremona non si è mai spezzato. Facile che facesse una scappata ai tempi in cui viveva a Brescia. Raccontano che, quando a Lugano è intercettata da qualche ammiratore suo concittadino, dialoghi volentieri in dialetto e si diverta molto. Come nel varietà Rai «Studio Uno» nel 1965 con Ugo Tognazzi, altro cremonese illustrissimo. O nel 1967, a «Sabato Sera», duettando con Gino Bramieri e ognuno canta «Se telefonando» nel suo slang: cremonese per la Tigre, milanese per Bramieri. Dalla sua città Mina riceve ancora cartoline di auguri soprattutto dalle scolaresche e specialità gastronomiche cremonesi come salame e cotechino, di cui è ghiottissima. E lei, quando sente che il gesto è sincero, senza secondi fini (soprattutto se non ci sono di mezzo i giornalisti), risponde con un bigliettino o con una telefonata: «Pronto, sono Mina Mazzini». MINA DA CREMONA è andata via prestissimo perché prestissimo è diventata Mina. Ci è tornata i primi anni, ma più è diventata famosa e più le presenze si sono diradate. Al Beltrami, l’istituto cittadino di ragioneria frequentato fino alla quarta («Non ho terminato gli studi e adesso leggo solo Paperino», disse a uno sbigottito Mario Soldati, scrittore prestato alla tv, nella sua prima intervista televisiva nel 1961), la ricordano come impossibile da non notare: «Era bella, alta, gambe lunghe, elegante e molto democratica: non ha mai rinnegato le amiche di sempre». Durante una lezione di diritto la studentessa Mina Anna Maria Mazzini uscì dall’aula, chiese alla bidella un paio di forbici, si rifugiò nel bagno femminile e iniziò ad armeggiare sul maglioncino grigio che indossava. Era fatto a mano e in fondo era decorato con delle carte da gioco. Canticchiando («Già allora la sua voce sbalordiva»), iniziò a tagliare le carte una a una fino a renderlo irriconoscibile. Mina non era una studentessa modello, ma la sua voce la portò lontano. Non subito, però. I genitori le negarono il permesso di andare in Turchia a cantare con gli Happy Boys, il complesso cremonese dei fratelli Nino e Renzo Donzelli che per primi capirono il suo talento. Mina era ancora minorenne. CREMONA è il titolo dell’album pubblicato nel 1996 (la traccia più nota è Volami nel cuore) in cui è ritratta davanti ai monumenti della città. Le foto vennero realizzate in studio e solo successivamente sovrapposte alle vedute di Cremona. Che è sempre dentro di lei. E ci tornerebbe, magari per passeggiare in centro insieme ai fratelli Lattanzi, cugini primi per parte materna, se solo avesse la garanzia di passare inosservata. Ma un mito non può. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

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