29 novembre 2020

Cultura

Chiudi

18.10.2020 Tags: Libri

IL SECOLO CANELUPO VISTO DA GROSSMAN

Vasilij Grossman (1905-1964) al lavoro mentre era corrispondente di guerra al seguito dell’Armata RossaLa copertina del libroVasilij Grossman da bambino con la madre Ekaterina Savel’evna
Vasilij Grossman (1905-1964) al lavoro mentre era corrispondente di guerra al seguito dell’Armata RossaLa copertina del libroVasilij Grossman da bambino con la madre Ekaterina Savel’evna

Il 15 settembre 1941 a Berdicev, cittadina ucraina a cento chilometri a ovest di Kiev, iniziò la prima operazione di eliminazione degli ebrei su vasta scala. In tre giorni ne saranno uccisi trentamila sepolti in grandi fosse comuni di cui a cinquant’anni di distanza si potevano scorgere ancora i cumuli di terra. Fu l’inizio della Shoah. A portare a termine il massacro i nazisti che da poche settimane avevano invaso l’Ucraina con la collaborazione attiva della polizia locale. Tra le vittime anche Ekaterina Savel’evna, madre di Vasilij Grossman, scrittore e corrispondente di guerra. Lui scoprirà la verità solo due anni dopo, quando al seguito dell’Armata Rossa nella quale si era reclutato, ritornerà a Berdicev, dove era nato nel 1905, ripresa dai sovietici in seguito alla ritirata dei tedeschi sconfitti a Stalingrado. Quello di Grossman è un percorso alla scoperta di se stesso attraverso le atrocità e le menzogne del «secolo canelupo» come lui definirà il suo tempo. Le contraddizioni nella sua vita non mancano, ma sarà l’amore per la verità a prevalere. Alla sua vicenda ricostruita con fonti di archivio e testimonianze inedite è dedicato il libro «Le ossa di Berdicev» di John e Carol Garrard ripubblicato da Marietti 1820. Morto nel 1964, Grossman è rimasto praticamente sconosciuto in Occidente fino agli anni ’90. In Italia il suo capolavoro «Vita e destino» sarà pubblicato solo nel 1984 dall’editore Jaca Book. Eppure oggi la sua fama di romanziere in Russia supera quella Solzenicyn e di Pasternak. Proprio in Russia per vedere le sue opere pubblicate occorrerà attendere la caduta del comunismo. Nel 1961 Michail Suslov, l’ideologo del Pcus in piena epoca di disgelo (Stalin era già morto da otto anni) aveva dichiarato «Vita e destino» «non pubblicabile prima di duecento anni» giudicandolo un testo «più pericoloso delle atomiche americane». La prima idea del suo capolavoro Grossman l’aveva avuta quando da corrispondente di guerra era stato sul fronte della battaglia di Stalingrado. Testimone oculare, non protetto in qualche retrovia sicura, aveva cominciato a raccontare «la spietata verità della guerra» con le sue corrispondenze per Stella Rossa, il giornale dell’Armata Rossa. Da qui il primo abbozzo di una grande opera che desse conto di quel terribile periodo vissuto attraverso le vicende di una famiglia con le sue ramificazioni, divisione e incomprensioni di fronte all’incedere della storia. Personaggi nei quali si intravvedono lo stesso Grossman rappresentato dal fisico nucleare ebreo Victor Strum e alcuni suoi familiari. TRA LA PRIMA bozza del romanzo e la versione definitiva intercorre una crisi profonda. Grossman, da scrittore ortodosso che durante il periodo del grande terrore staliniano degli anni ’30 aveva visto spazzare via amici e parenti senza che lui proferisse parola in loro difesa, dopo la tragedia della guerra e la scoperta della Shoah (sarà tra i primi a entrare nel campo di sterminio di Treblinka) assisterà allo scatenarsi della campagna antisemita degli anni 1949-53, all’arresto in massa degli ebrei, alla montatura del processo contro i medici «avvelenatori». I nazisti aveva eliminato gli ebrei e i liberatori comunisti adesso stavano facendo come loro. A Grossman non sarà consentito di scrivere che il genocidio degli ebrei a Berdicev era stato portato a termine con la complicità della polizia ucraina, pronta dopo la guerra a salire sul carro dei liberatori sovietici pur avendo accolto solo due anni prima i nazisti a braccia aperte. Grossman, sottolineano i due autori della sua biografia, «arrivò all’inquietante conclusione che i due Stati socialisti in guerra, la Germania nazista e la Russia sovietica, fossero in realtà il riflesso speculare l’uno dell’altro. Fu questa visione eretica che lo condusse a un profondo ripensamento e, infine, al rifiuto dell’intero esperimento sovietico parecchi anni prima che i suoi compatrioti più perspicaci giungessero a un giudizio simile». Un affronto imperdonabile. Era caduto in disgrazia non solo agli occhi degli stalinisti ma anche della nomenklatura del nuovo corso kruscioviano. Non vedrà mai i suoi scritti pubblicati nell’Urss: «Tutto scorre» uscirà nel 1970 a Francoforte mentre «Vita e destino» nel 1980 a Losanna. Il manoscritto molto voluminoso di quest’ultimo arrivò fortunosamente in Svizzera grazie ai microfilm che il fisico Andrej Sacharov, non ancora finito sotto il controllo del regime, era riuscito a realizzare. Per dare un’idea dell’ostracismo a cui fu sottoposto, nell’autunno del 1963, un anno prima della sua morte, grazie ad alcuni amici sta per essere pubblicato sulla rivista letteraria «Nedelja» un estratto del suo ultimo libro «Pace a voi!» (pubblicato non molti anni fa in Italia da Adelphi col titolo «Il bene sia con voi!»). Si tratta di resoconti «ideologicamente innocenti» su un suo viaggio in Armenia. La rivista era già in rotativa, Grossman era stato informato della pubblicazione e aspettava di ricevere le prime copie fresche di stampa. Ma ecco presentarsi in tipografia il vicecaporedattore di «Nedelja». Le rotative vengono fermate. Il testo di Grossman non deve uscire, la pagina viene sostituita a stampa in corso. A questa ennesima amara delusione Grossman risponde dedicando le sue forze residue con una nuova libertà creativa al suo ultimo libro «Tutto scorre», pur consapevole che non avrebbe mai visto la luce. Il libro ruota attorno al racconto del ritorno dal gulag di un prigioniero politico e diventa un’«analisi sovversiva» sull’intero esperimento sovietico e non solo sulla sua variante stalinista. Di grande forza le pagine dedicate al tradimento, arma usata dal regime che ricompensava deboli, avidi e invidiosi affinché denunciassero amici e familiari. Il risultato è stato un’atomizzazione della società, il tessuto fiduciario che univa lo Stato ai cittadini e i cittadini fra loro si era lacerato in modo irrimediabile. «I suoi libri - scrivono i Garrard - testimoniano le conquiste di un essere umano che passò attraverso il fuoco dell’inferno e ne riemerse con l’anima intatta». Ne è una prova il testo sulla Madonna Sistina, dedicato all’esposizione a Mosca del grande dipinto di Raffaello: «Non cercheremo giustificazioni. Non c’è stato tempo più terribile del nostro - diremo - ma non abbiamo permesso che nel genere umano si estinguesse l’umanità». È la forza di Grossman. •

Piergiorgio Chiarini
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1

Sondaggio

Dopo gli attentati dei terroristi islamici a Parigi, quali misure andrebbero adottate dall'Italia?
ok