10 luglio 2020

Cultura

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09.05.2020

«Il virus mi ha portato via mio padre Mi rifugio nella magìa della musica»

Cek Franceschetti, bluesman per vocazione, è fra i musicisti bresciani più amati
Cek Franceschetti, bluesman per vocazione, è fra i musicisti bresciani più amati

Suonare per sconfiggere l'ansia da lockdown. Ma anche per esorcizzare il dolore di una perdita troppo grande. Chiuso nella sua casa di Collebeato, Cek Franceschetti, il bluesman del Delta dell'Oglio, musicista amatissimo nel panorama biancazzurro, racconta i momenti bui di una quarantena difficile: fra le tante vittime che il ciclone Covid-19 ha lasciato nel cuore di Brescia c'è anche suo padre. «Quando l'ho visto l'ultima volta stava meglio di me – racconta il musicista, una carriera quasi ventennale alle spalle -. Poi è arrivato il virus. Verso il 10 marzo è entrato in ospedale, il 21 è morto, senza che nessuno di noi potesse salutarlo, stringergli la mano. In quel periodo sono riuscito a comunicare con lui solo grazie ad un'infermiera che ogni due o tre giorni mi ci faceva parlare in videochiamata dal letto d'ospedale. Un angelo. Mi han chiamato dopo dieci giorni per andare a ritirare all'obitorio un sacco giallo con le sue cose. E dopo altri tre giorni è arrivata l'urna con le ceneri. Il funerale è durato un minuto e mezzo: ho dovuto fare io la tumulazione, al cimitero non c'era nemmeno l'addetto. Sono fatalista, so che la morte fa parte della vita. Ma vedere tuo padre andarsene così fa male». Eravate molto legati? Abbiamo sempre avuto un bel rapporto. Ed era il mio più grande fan. Ho scoperto dopo la sua scomparsa che ritagliava e conservava tutti gli articoli che parlavano di me. Non lo sapevo. Sono stato fortunato: in casa mia c'è sempre stato un rispetto sacrale per lo stereo e per il disco, piccole cose che mi hanno aiutato a capire il valore e l'importanza culturale della musica. Come vive questo isolamento? Faccio una vita da prete. Continuo a suonare giorno e notte, Ma senza disperazioni di sorta. Abito in una casa mia, non ho mutuo né figli, posso permettermi di rifugiarmi un po' egoisticamente nel mio mondo dominato dalla musica senza preoccuparmi troppo dei guadagni azzerati. Cosa le manca delle sua vecchia vita? Mi manca il live. Mi manca la magìa del rapporto che si crea con la gente prima, durante e dopo il concerto. Perché io sono un po' misantropo, comincio a vivere quando esco di casa e salgo in auto per andare a suonare. L'estate scorsa ero in tour in Sardegna: mai vista una spiaggia in venti giorni. Rimanevo chiuso in stanza con la chitarra, ad ascoltare musica o a chattare con gli amici fino all'ora dell'esibizione. Per me suonare è una vocazione, la mia ragione per vivere in questa società, ed ora che me l'hanno tolta mi sento perso. Preoccupato per le conseguenze dell'emergenza sui lavoratori dello spettacolo? Premetto che nella vita faccio soltanto il musicista, ma non l'ho mai considerato un lavoro. Nessuno mi ha obbligato a fare l'artista. È stata una libera scelta. Mi è sempre bastato quel poco che guadagnavo. Sono vicino agli addetti ai lavori, a organizzatori, agenzie, tecnici del suono, proprietari dei locali, capisco il loro sforzo per farsi sentire, ma faccio fatica a sentirmi parte di una categoria. Per me questa non è una professione. Puoi anche fare l'operaio, salire su un palco dopo otto ore di fabbrica e riuscire ad emozionare la gente più di tanti professionisti. Ne conosco tanta di gente così. Come sconfigge la nostalgia dei live? Tutte le settimane pubblico un video di una canzone registrato in casa, ho anche raccolto tutte queste performance sul mio canale You Tube. Ringrazio di avere telefono e connessione internet: altrimenti sarei andato a suonare per strada anche a costo di farmi multare. La quarantena ha portato anche nuove canzoni? Sembra incredibile, ma la spinta emozionale di questa situazione traumatica e inaspettata mi ha avvantaggiato dal punto di vista creativo. È stato come un resettaggio, non sono molto prolifico come autore, di solito ho tempi lunghi ed invece in questi due mesi ho scritto molti pezzi nuovi, per altro diversi dal mio stile, con sapori più folk. Non vedo l'ora che si calmino le acque per entrare in studio. Ma anche per tornare ad esibirmi dal vivo. Perché su questo punto non ho dubbi: prima o dopo ripartirà tutto. Magari in modo un po' diverso. Ma ricominceremo, ne sono certo. Non puoi fermare la musica. È troppo importante per la nostra vita.

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