11 agosto 2020

Cultura

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07.07.2020

«In fondo ognuno racconta se stesso»

L’incontro con i giovani studenti del Conservatorio Luca MarenzioCon il sindaco Adriano Paroli per ricevere il «Grosso d’Argento»Ennio Morricone a Brescia nel 2011:  l’ultima visita del maestro
L’incontro con i giovani studenti del Conservatorio Luca MarenzioCon il sindaco Adriano Paroli per ricevere il «Grosso d’Argento»Ennio Morricone a Brescia nel 2011: l’ultima visita del maestro

Era passato anche da Brescia Ennio Morricone. Nel dicembre del 2007 aveva tenuto un concerto al Teatro Grande per festeggiare il centodecimo compleanno dell’Aib. Nel dicembre 2011 il violista bresciano Luca Ranieri l’aveva invitato a Ponte San Marco per l’annuale «Concerto d’Inverno» e per consegnargli il premio «Mauro Ranieri», intitolato al violinista scomparso nel 1995, fratello di Luca. Nella parrocchiale della frazione di Calcinato, in una memorabile serata, l’Ensemble Roma Sinfonietta era stato diretto prima da Andrea, figlio di Ennio, poi, nell’ultima parte del concerto, dal maestro in prima persona. Ma il giorno prima il compositore aveva fatto visita anche a Brescia, dove l’allora sindaco Adriano Paroli gli aveva consegnato il «Grosso d’argento», la riproduzione di un’antica moneta. Poi, nel pomeriggio, il passaggio dalle stanze del Conservatorio Luca Marenzio, su invito del direttore Carlo Balzaretti e della presidente Patrizia Vastapane: nella biblioteca del Conservatorio era stata allestita una mostra dedicata alle partiture delle musiche e alle locandine dei molti film diventati celebri. Colonne sonore entrate nel mito. IN QUELL’OCCASIONE Morricone aveva accettato di buon grado di incontrare gli allievi del Conservatorio e naturalmente la sala del Da Cemmo era gremitissima di giovani studenti: nell’attesa dell’ospite il direttore Balzaretti li aveva intrattenuti eseguendo al pianoforte alcune delle musiche più famose di Morricone, come il «Tema di Deborah» da «C’era una volta in America» di Sergio Leone. Poi l’incontro, durante il quale Morricone spiegò ai giovanissimi musicisti come in fondo per molto tempo non avesse pensato affatto di dedicarsi alla musica per film, alla «musica applicata» come lui la definiva, e come sperasse che anche questa musica «d’uso» potesse veder riconosciuta in futuro la giusta dignità. Qualcuno gli domandò quando scattasse nel suo lavoro il momento magico dell’unione tra l’immagine del film e un’idea musicale, e Morricone replicò: «Non c’è una regola per questo, l’ispirazione non esiste. Sì, ci può essere una sensazione da cui partire, magari nel buio di una sala vedendo scorrere i fotogrammi. E da lì si parte, per raccontare in fondo sempre e soltanto se stessi». Non amava enfatizzare il proprio mestiere. Ripeteva che molto di quello che aveva fatto lo aveva fatto per pagare le bollette (soprattutto nei primi anni). «È importante che la musica dica quello che non si dice in un film, che faccia vedere quello che non si vede». Un lavoro di fatica, alla scrivania, di sudore e impegno. Perché il genio non si regala e non si inventa. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Luigi Fertonani
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