19 agosto 2019

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04.04.2019

Andreotti, l’enigma irrisolto: colpe e virtù

Era il 1989: il giornalista Massimo Franco con Giulio Andreotti
Era il 1989: il giornalista Massimo Franco con Giulio Andreotti

Chissà che cosa si inventeranno Paolo Gentiloni (già presidente del Consiglio), Emilio Del Bono (già deputato e ancora sindaco di Brescia), Pierluigi Castagnetti (un tempo parlamentare) e Paolo Corsini (già deputato, senatore e sindaco) per accodarsi a Massimo Franco autore di «C’era una volta Andreotti», edizioni Solferino, al centro del dibattito promosso dall’Associazione «Aldo Moro-Mino Martinazzoli» in programma domani alle 20.45 a Castenedolo nella sala civica dei Disciplini. Parleranno del «fu inossidabile e immutabile Giulio», l’uomo emblema di «un’epoca e di un Paese». Forse diranno, come si usa per coloro che sono andati avanti (se ne andò il 6 maggio 2013, gli mancavano sei anni per raggiungere il secolo di vita) tutto il bene possibile, o forse si limiteranno a frugare nella «celeberrima e irreale gobba» del politico per trovare verità ulteriori o frammenti corposi di sano cinico e irripetibile umorismo, o briciole di memoria che consentono di proporre quello che per alcuni resta il fondamentale quesito: «Che cosa saremmo stati senza di lui?». Lasciando a «Castenedolo… Incontra» l’ardua e improbabile sentenza, per capire l’importanza dell’uomo-politico Andreotti, potrebbe bastare una scorsa al volume, però incominciando dal fondo, laddove 17 fitte pagine costituiscono l’indice dei nomi e dove sei pagine raccontano l’evoluzione delle altre 464, che con certosino accanimento storico strategico, Massimo Franco (giornalista e scrittore di fama) dedica a Giulio Andreotti, principe incontrastato della dialettica, ma anche barone contrastato della politica per lunghi anni - alcuni fulgidi, altri tormentati e oscuri -, via via contrassegnati da successi, insuccessi, ritorni, polemiche, osanna, rivoluzioni, accuse, condanne e assoluzioni. Il «Giulio» raccontato da Franco ha un 10 in condotta, è democristiano da subito, fa rapidamente carriera, raccoglie masse di voti, è un uomo chiacchierato, veste scuro senza essere oscuro, guarda ai compagni comunisti ma soprattutto ai socialisti guidati da Bettino la Volpe, ha buone e cattive amicizie, intrattiene legami con la «siculità» più enigmatica, si destreggia tra nani e giganti (presidenti o dittatori), non ha fisico ma ruolo, non teme le donne ma il bacio più inquietante è quello che inopinatamente scambia con un uomo. Lo fanno assomigliare a belzebù ma lui si ritiene un angelo. E cammina in Vaticano come se camminasse a casa sua, conosce e pesa i marziani della seconda Repubblica, si difende in tribunale, vince la disfida conquistando l’assoluzione, si congeda dalla folla e s’incammina silente e mai stanco verso la nube che il cielo gli ha riservato. •

L.COS.
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