19 giugno 2019

Cultura

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29.10.2018

Galimberti contro il denaro come «scopo universale»

Umberto Galimberti a Brescia
Umberto Galimberti a Brescia

«Il capitalista non è avaro, è collezionista». Citazione (colta) nella citazione: Umberto Galimberti la riprende da Karl Marx. E ancora: «Se vediamo il denaro come generatore simbolico di tutti i valori, capiamo solo cosa è utile. Ed è una categoria su cui è difficile fondare una società». Di carne al fuoco ne mette parecchia il filosofo brianzolo, ospite giovedì a San Barnaba dell'incontro «L'evoluzione del denaro: da mezzo di scambio a cripto valuta», chicca del filone «Fuori Festival» di «Rinascimento Culturale», rassegna organizzata dall'omonima associazione culturale e diretta da Alberto Albertini, con la spinta - in questo caso - della società bresciana Saef. Prima di una cena privata a casa del collega e amico Emanuele Severino (lo svelano gli organizzatori), Galimberti gioca sul suo solito terreno. Pensiero articolato ma commestibile, non spiccio, anticipato dalla carrellata tecnica di Luca Colombo su bitcoin, blockchain e futuro del denaro. «La moneta è il simbolo di un bene: anche una banconota di 500 euro non conta nulla se non c'è una Banca Centrale che ne determina il valore - spiega Galimberti -. Se il denaro aumenta quantitativamente, sino a diventare condizione universale per realizzare qualsiasi scopo, non è più un mezzo ma scopo principale: mette fuorigioco i beni e i bisogni umani. L'eterogenesi dei fini è il nome che i filosofi danno al cambiamento: da mezzo a fine». L'ultima stilettata: «Con la globalizzazione non c'è più lotta di classe. Le due volontà di un tempo ora sono dalla stessa parte. E chi è il nemico comune? Il mercato». •

J.MAN.
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