17 settembre 2019

Cultura

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22.08.2019

I MILLE VOLTI DEL MEETING

Visitatori alla mostra «Il potere dei senza potere. Interrogatorio a distanza con Václav Havel»Vaclav Havel è stato presidente della Cecoslovacchia Visitatori alla mostra «Il cielo vive dentro di me» dedicata alla vita di  Etty HillesumEtty Hillesum è morta ad Auschwitz il 30 novembre 1943
Visitatori alla mostra «Il potere dei senza potere. Interrogatorio a distanza con Václav Havel»Vaclav Havel è stato presidente della Cecoslovacchia Visitatori alla mostra «Il cielo vive dentro di me» dedicata alla vita di Etty HillesumEtty Hillesum è morta ad Auschwitz il 30 novembre 1943

Piergiorgio Chiarini RIMINI Al di là delle deformazioni e delle letture politiche che hanno accompagnato il Meeting di Rimini nel corso dei suoi quarant’anni di vita, se lo si guarda dall’interno è difficile non cogliere la presenza di un universo vitale che prova a misurarsi con la realtà in tutte le sue dimensioni senza censure. Basta dare un’occhiata al programma dei 179 incontri della quarantesima edizione che si è aperta domenica e che prosegue fino a sabato alla fiera di Rimini per rendersene conto (il programma è sul sito www.meetingrimini.org). Non c’è la riproposizione di un dibattito fine a se stesso dove si può sentire tutto e il contrario di tutto che caratterizza i festival che ormai spuntano dovunque come fenomeno di intrattenimento. C’è invece la proposta di un’ipotesi con cui affrontare le sfide del presente attorno alla quale si sviluppa un confronto mai astratto ma sempre contraddistinto da esperienze reali. Quest’anno il titolo scelto è tratto da una poesia di Karol Wojtyla: «Nacque il tuo nome da ciò che fissavi». Un tema che intende mettere a fuoco la questione cruciale di quale sia e dove poggi la consistenza del soggetto, dell’io. Di fronte a un potere tecnologico sempre più invadente proprio questo oggi sembra il punto più fragile; si percepisce «un sempre più profondo smarrimento riguardo al senso per cui ciascuno di noi sta al mondo e alla società che si vuole costruire». Il titolo del Meeting sembra suggerire che «la propria consistenza umana nasce da quello che si fissa, e cioè dal rapporto con un altro da sé, con ciò da cui ci si sente chiamati ad essere». Un aiuto a declinare questa prospettiva dentro la storia il Meeting lo offre attraverso le venti mostre allestite all’interno della fiera di Rimini, risultato di un lavoro di costruzione che si sviluppa nel corso dell’anno con il coinvolgimento di tante persone. Tutte frequentatissime dalle 11 del mattino alle 22 della sera, sono soprattutto occasioni di incontro e di scoperta che sfuggono alla logica del consumo culturale e dell’intrattenimento del grande «parco giochi» contemporaneo. Tra le proposte di quest’anno c’è una rilettura del libro dell’ex presidente ceco Vaclav Havel «Il potere dei senza potere» a quarant’anni dalla sua pubblicazione. Attraverso un’intervista con risposte tratte liberamente dalle sue opere, pur nelle mutate circostanze storiche, resta intatta l’attualità del suo messaggio: il ruolo politico della verità, il protagonismo della società e la forza di cambiamento della vita nella verità. IN QUESTA traiettoria si colloca anche la mostra su Etty Hillesum. Intitolata «Il cielo vive dentro di me» racconta il percorso umano che la giovane ebrea olandese, lontana da Dio, inquieta e insoddisfatta, ha fatto alla ricerca di sé durante il periodo drammatico dell’occupazione nazista dell’Olanda. Ad avviare questo percorso è stato l’incontro con Julius Spier, psicologo e psicoterapeuta allievo di Jung, che ha sollecitato Etty a trovare dentro la propria interiorità la sorgente inarrestabile che la muove. Etty, affascinata da Spier, ne segue il metodo e scopre il mistero del proprio essere fino ad arrivare a riconoscerlo in Dio. Dal settembre 1942 al settembre 1943 Etty entra dentro la vita del campo di Westerbork, un campo di transito verso i campi di sterminio all’Est. Di quest’ultimo periodo vi è la testimonianza delle numerose lettere che scrive agli amici e nelle quali si vede l’importanza che per Etty aveva l’amicizia come sfida a vivere la propria condizione. Il 7 settembre 1943 Etty viene inviata ad Auschwitz. La sua ultima testimonianza è una cartolina che Etty ha gettato dal treno, in cui dichiara: «abbiamo lasciato il campo cantando». I suoi diari sono stati pubblicati da Adelphi solo pochi anni fa. Un’altra figura singolare che le mostre del Meeting invitano a scoprire è quella del medico e scienziato giapponese Takashi Paolo Nagai. Radiologo a Nagasaki prima e dopo la tragedia di quella bomba atomica che ha devastato proprio quella parte della città che ha una storia di 400 anni di cristianesimo, ricca di fede, di santi e di martiri. Attraverso un personale percorso e una ricercata povertà di spirito Nagai scopre un significato sacro in questo olocausto e, diventando lui stesso annuncio incontrabile di speranza e di pace, aiuta il suo popolo a ritrovare la bellezza della vita e quindi a ricostruire. La sua storia è raccontata nel libro «Pace su Nagasaki». Sono solo tre fra le venti proposte che il 40° Meeting offre. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Piergiorgio Chiarini
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