23 ottobre 2020

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22.08.2016 Tags: Incontri

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Premio alla memoria di Tognali (al centro Andrea Bulferetti)Il trio dei vincitori di «PontedilegnoPoesia»: al centro il trionfatore Umberto Piersanti,  a sinistra Paolo Fabrizio Iacuzzi, a destra Silvio Raffo
Premio alla memoria di Tognali (al centro Andrea Bulferetti)Il trio dei vincitori di «PontedilegnoPoesia»: al centro il trionfatore Umberto Piersanti, a sinistra Paolo Fabrizio Iacuzzi, a destra Silvio Raffo

Adesso che tra i sei finalisti uno solo è stato proclamato vincitore del premio nazionale «PontedilegnoPoesia 2016», quel che resta è la solida certezza che il prossimo anno la poesia tornerà per l’ottava volta a invadere le vie e le piazze del paese dell’alta montagna camuna, chiedendo ascolto e uno squarcio di assi su cui raffigurare il sogno delle parole pensate, poesie vere, che diventano pane quotidiano. L’immediato auspicio, invece, è che niente di ciò che è stato declamato vada disperso, perché sarebbe davvero un controsenso dimenticare che dentro le mille e mille righe scritte dai poeti, magari nascoste in un «ricciolo di foglie seccate», c’è la vita, quello scorrere del tempo che abbraccia ricchi e poveri, dotti e ignoranti, l’umanità intera.

LA GIURIA - composta da Vincenzo Guarracino (presidente), Alessandro Casarin, Andrea Costa, Milo De Angelis e Giuseppe Langella -, ma anche il pubblico delle due serate cui era concesso di nominare il poeta preferito, «per la sua capacità di rappresentare la natura nei suoi aspetti terrestri e in quelli leggendari» ha scelto Umberto Piersanti, cittadino di Urbino innamorato del silenzio delle sue colline ma sempre estasiato a ogni affacciarsi di mondi nuovi e naturalmente rispettosi del territorio. Poeta discreto, gioioso di fronte al giorno che nasce, vagante tra i mali che il quotidiano riserva, pensoso di fronte alle avversità, addolorato ma mai rassegnato a soccombere, anche di fronte a Iacopo, il figlio autistico ritrovato, che «vive al di là delle parole», perché, ha scritto, «questo è un tempo in cui… tenace è la memoria/ che s’ostina,/ tenace è dare un senso/ a ogni cosa» e intelligente restare «distante da quegli altri/ che nelle strade/ridono e s’abbracciano/come ubriachi/per quella nuova era che s’affaccia».

Dopo di lui, «ma solo per necessità di cronaca e storia, dato che per me - ha detto Andrea Bulferetti, presidente di “Mirella Cultura“, l’associazione che del premio è anima e sostegno - i sei finalisti sono altrettanti vincitori»: Silvio Raffo, romano di nascita ma varesino di adozione, poeta e studioso di lettere e letteratura, felice di commuoversi, ma solo qualche volta, di fronte al teatro del mondo e alla sua scena, per il quale «la pena letteraria è un privilegio» che «non si acquisisce per eredità» dato che «è l’effetto di un fatuo sortilegio che dà corpo ad astratte verità» e Fabrizio Paolo Iacuzzi, cittadino di Pistoia, estroso nel dire e nel proporsi, cultore di rime, sognatore di spazi in cui «finzione e realtà» diventano scena, intrigante nel chiedersi e nel chiedere «come passa il tempo nel gran carcere della memoria?», ma anche di rispondere con disincanto che «dannazione è quando non ci saremo più a leggere le lettere dal campo, con le nostre vite passate invano».

Per tre nominati, altri tre meritano menzione e almeno altri settanta (tutti i partecipanti al «Mirellapoesia 2016») attenzione. Dei tre finalisti non vincitori, Marco Beck, di Milano, è quello che ha scritto per dire che «non è questione d’altitudine la fede», perché «a volte… il mosaico di un unico indiviso destino di salvezza» è lì, magari incompreso, ma comunque «primo al traguardo del mio cuore»; Rino Mele, nato tra Cilento e Calabria, quello che dipinge le luci che «imitano la notte, il sonno verso cui, tacendo, nel freddo del cielo come nella pietra tutto precipita e corre»; Paride Mercurio, di Novare, colui che «disordinatamente ha messo in fila giorni di silenzi e di attese» per accorgersi, alla fine, che «se tu m’ha scoperto un capello bianco, non puoi sperare ch’io sia più maturo», poiché, al più, «mi sento solo veramente stanco per confidare ancora nel futuro».

LA CERIMONIA conclusiva del Concorso «PontedilegnoPoesia 2016» si è svolta ieri mattina nell’auditorium comunale. In apertura, il sindaco Aurelia Sandrini ha elogiato lo sforzo organizzativo di «Mirella Cultura», che, ha sottolineato convinta, «arricchendo l’offerta culturale regala ai turisti occasioni di incontro e di confronto che aprono il cuore e la mente a cieli e terre nuove». Dal canto suo Gustavo Cioppa, in rappresentanza di Regione Lombardia, ha rimarcato il valore della cultura «vero asso da giocare in tempi in cui la distrazione e il disimpegno sembrano avere il sopravvento su tutto e su tutti».

Gabriele Tacchini, vicepresidente di Mirella Cultura e anima del premio, con discrezione e umiltà davvero straordinarie ha riannodato le fila di un discorso che prosegue da sette anni e che, ha detto, «deve continuare perché se venisse meno saremmo davvero tutti un poco più poveri e soli». Tacchini ha annunciato per il prossimo anno «un ampliamento dell’offerta culturale, magari non riservata soltanto ad agosto» invitando già adesso poeti, scrittori e gente comune a misurarsi col «fuoco» (che accende e scalda ma anche che distrugge, come avvenne in quel 27 settembre 1917, quando Ponte di Legno venne ridotta a cenere), tema dato al settimo totem della poesia, che sarà collocato all’inizio della manifestazione in un altro angolo di Ponte di Legno.

IL PREMIO speciale Mirella Cultura, infine, assegnato quest’anno alla memoria di Dino Marino Tognali, il «maestro» di Vione (a cui il nostro collaboratore Luciano Costa ha dedicato un libro, intitolato «Il maestro Marino», edito da Arti, denso di ricordi e di profondissime amicali riflessioni, ndr), studioso, storico, poeta e sindaco per vent’anni che «con la sua multiforme attività - così è scritto nella motivazione - ha lasciato un segno profondo in tutta la Valle». A ritirare il premio a Dino Marino Tognali è stata la moglie.

Luciano Costa
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