18 agosto 2019

Cultura

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10.01.2019

Provocare per monetizzare L’analisi attuale di Perniola

L’arte come merce  al centro del convegno (foto archivio Artissima)Mario Perniola (1941-2018)
L’arte come merce al centro del convegno (foto archivio Artissima)Mario Perniola (1941-2018)

A un anno dalla scomparsa di Mario Perniola (1941), scrittore, saggista e filosofo dell’arte contemporanea, conoscitore attento del movimento d'avanguardia «Internazionale Situazionista», ma soprattutto delle contaminazioni tra estetica, arte e critica sociale, la Fondazione Micheletti lo ricorda con un'intera giornata di studi, che si terrà domani dalle 9 nella biblioteca Micheletti, via Cairoli 9. OTTO I RELATORI - gli storici, filosofi e saggisti Paolo Bertetto, Enea Bianchi, René Capovin, Massimo Di Felice, Anselm Jappe, Luigi A. Manfreda, Pier Paolo Poggio e Stefano Taccone - e tre filmati, per indagare se esiste ancora una possibile grandezza per l'arte in un mondo in cui essa è dominata interamente dagli interessi economici. Contro questa ingenuità - che vorrebbe l'arte come entità dotata di valore culturale, simbolico e indipendente, capace di ottemperare al bisogno di assoluto, quando invece sta patendo le degenerazioni implicite della democrazia, il processo di demistificazione e di secolarizzazione -, si è da tempo levata la protesta di un'anti-arte, ma come avverte Perniola è necessario abbandonare il pensiero dialettico hegeliano, per addentrarsi in campo neutro, in quello che, nel suo testo del 2000 «L'arte e la sua ombra», definisce criptico e di difesa dalla normalizzazione e standardizzazione in atto nella società odierna. SIMULACRO, transito, enigma, inorganico, arte espansa e rito senza mito sono alcune categorie analizzate a lungo da Perniola, che permettono di indagare gli orizzonti dell’esperienza contemporanea, il sentire presente, il rapporto tra sapere e potere, l'incapacità dell'arte di cogliere interamente il reale, quando invece rispecchia l'irriducibilità e l'impersonalità della vita che conduciamo in contesti sociali e spirituali, svuotati di senso. In questo complesso panorama, Perniola si muove tra estetica, politica e letteratura, passa per le avanguardie del Novecento, ponendo a confronto le speculazioni filosofiche decostruttiviste accanto alla Posthuman Art; avverte che, nonostante la demistificazione dell'arte, essa non ha perso credibilità culturale, commerciale e mondana, specialmente ora che si è tramutata in intrattenimento di massa, garantendo così il passaggio dall'economia della merce all'«economia dell'esperienza», quella che mercifica il tempo libero. Pensatore libero non marxista, Perniola denunciava nel testo «L'arte espansa» la bolla speculativa, la commistione sempre più forte tra arte e comunicazione facendo emergere il nuovo patto consensuale di autopromozione artista-politico-istituzioni. Se nel passato, afferma Perniola, l'istituzione condivideva il punto di vista del pubblico e condannava l'arte trasgressiva, ora invece la sostiene perché ricava dallo scandalo un beneficio in termini di risonanza pubblicitaria maggiore di quello che potrebbe ottenere adeguandosi al gusto tradizionale diffuso. •

Giampietro Guiotto
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