17 gennaio 2020

Cultura

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14.01.2020

Quando Dante Alighieri spiegò la forma della terra

È l'ultima delle opere organiche di Dante e la sola con una datazione topica e cronica precisa: Verona, chiesa di Sant'Elena, 20 gennaio 1320. Pur essendo noto il legame con la città di Cangrande della Scala, dove trascorse parte del suo esilio, la Quaestio de aqua et terra è la vera traccia della presenza in riva all'Adige del sommo poeta. E quella di cui ricorre a stretto giro il settimo centenario «è anche l'unica data certa della sua vita», spiega il dantista Paolo Pellegrini, professore di Filologia all'università di Verona. «È arrivata fino a noi contenuta in un'edizione a stampa della Quaestio che risale al 1508 ed è tratta da un manoscritto molto antico, non sappiamo se proprio dal testo che Dante scrisse di suo pugno, ma quasi certamente trecentesco», poiché gli errori a stampa, sottolinea il docente, «sono tipici di chi non riesce a leggere il sistema abbreviativo delle parole latine di quell'epoca: per esempio sed invece di secundum». Dante compose l'opera un anno prima della morte, riprendendo il tema di una discussione a cui aveva assistito a Mantova sul problema dell'emersione delle terre rispetto alla sfera dell'acqua, che secondo la fisica aristotelica diffusa all'epoca doveva ricoprirle interamente. PROBABILMENTE «voleva avvalorare la sua dimensione di uomo di scienza, oltre che di lettere, di fronte alle prime reazioni dopo la pubblicazione della Commedia nella quale aveva affrontato temi scientifici pur non appartenendo ai ranghi dell'accademia». La dibattè pubblicamente nel sacello all'interno del complesso del Duomo, davanti ai canonici veronesi e un gruppetto di laici, per lo più uomini dotti e funzionari della corte scaligera. L'Alighieri non riporta i nomi dei propri interlocutori, «ma è possibile che uno di loro fosse Antonio Pelacani, celebre medico e filosofo parmense, anche lui di fede ghibellina, che morì a Verona nel 1327 ed è sepolto nella basilica di San Fermo». Per approfondire questo e altri aspetti della Quaestio l'ateneo di Verona ha organizzato un convegno internazionale di due giorni, il 20 e 21 gennaio, nell'ambito del protocollo d'intesa per le celebrazioni dantesche promosso dal Comune. Arriveranno studiosi dalle università di tutto il mondo, fra cui University of Notre Dame e Scuola Normale Superiore di Pisa. L'iniziativa vede l'intervento diretto della Biblioteca capitolare e del Museo diocesano di San Fermo, che ospiteranno le conferenze, e include una lettura integrale della Quaestio in traduzione italiana guidata dal regista Alessandro Anderloni assieme ad alcuni studenti dell'ateneo e delle scuole superiori. Quest'ultimo appuntamento si svolge la mattina del 20 gennaio, alle 11, nella chiesa di Sant'Elena, sono previsti alcuni posti per il pubblico prenotabili scrivendo a lefalie@lefalie.it. Hanno presentato gli eventi, ieri mattina in municipio a Verona, l'assessore alla Cultura Francesca Briani, il direttore del dipartimento Culture e civiltà Arnaldo Soldani e Francesca Rossi, direttrice dei Musei civici. «Il 20 gennaio del 1320 è per Verona una data-simbolo, scelta come punto di partenza di un'ampia carrellata di eventi che durerà fino a settembre 2021», ha ricordato Briani. •

Laura Perina
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