20 maggio 2019

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11.10.2018

Ramat: «Scrivere poesia Amore fuori dal tempo»

Silvio Ramat oggi all’Aab con Massimo Tedeschi e Franca GrisoniIl libro di poesie edito da Crocetti
Silvio Ramat oggi all’Aab con Massimo Tedeschi e Franca GrisoniIl libro di poesie edito da Crocetti

Il cuore indomito di un poeta: di Silvio Ramat, fiorentino del 1939, poeta e critico letterario, oggi alle 18 nella sede dell’Aab, in vicolo delle Stelle 4 si presenta «Fuori stagione» (Crocetti editore). Con lui intervengono Massimo Tedeschi e Franca Grisoni. Ramat divenne nel ’76 docente di letteratura italiana a Padova: poeta dal ’56 con «Le feste di una città» fino a «Per more» del 2000, «Mia madre un secolo» nel 2012 e molte altre raccolte, compresa l’antologia «Origine e destino» da «I Quaderni del Battello Ebbro». Il titolo «Fuori stagione», esteso a tutto il nuovo libro, è quello di una poesia del 2013. IL TITOLO vuol esprimere, «con la statutaria “intempestività“ della poesia, quella di chi fa poesia, del poeta, fra porte sprangate e ipotesi (chissà) che si riaprano. La poesia avverte di essere sempre fuori tempo. Ma forse i punti di riferimento (i miei maiores?) non ci sono più, a sorreggermi e guidarmi. La musica del tempo ha suoni terra terra». La ragione vince contro il cuore? «Ragione e cuore, duello e alleanza ininterrotti. Per questo venne coniata la formula “ragione del cuore“. Nella mia poesia rilevo una prevalenza alterna; la mia scrittura è totalmente ragionevole e ragionata, si allinea sulla misura quasi costante dell'endecasillabo ma è pronta a sussultare e a smentirsi. Registro in versi i miei sentimenti, i casi della mia biografia, ma anche mi reinvento in “io“ e in contesti immaginari, inventando così anche reazioni e pulsioni che non mi appartengono (come nella serie “Ma non è andata così“). Sono exploit della fantasia che si libera dalla soggezione al “vero“ vissuto». Cosa rappresenta il Novecento? «Il ’900 è stata la mia dimora per 12 lustri. Contiene tutto il mio bene e il mio male, il mio divenire e il mio vivere da pigro irrequieto, da sedentario che non riesce a fermarsi - prosegue Ramat -. Quanto alla poesia, se lì voleva portarmi la domanda, la mia attenzione che negli anni dell'apprendistato si concentrava sui fatti strettamente contemporanei, ha poi trovato materia e forme da studiare (e perfino da emulare) soprattutto nelle opere della generazione pionieristica del secolo, insomma nell'arco di tempo che va dai “Colloqui“ agli “Ossi di seppia“». Il tempo non si arresta ma a volte il ritmo muta. «Quando sembra tardi ormai per tutto e l’ombra del tempo domina implacabile, concedendo spazio alla fantasia ma assottigliando le occasioni, sul senso di resa e di abbandono prevale un impeto nuovo, inaspettato: “Un diluvio d’amore preme l’erba, / addolcisce il cuore della foresta / risanando ferite e sacrifici“ (Legna verde)». Il cuore di un poeta non si arrende; tanto meno la sua ragione. •

Alessandra Giappi
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