14 novembre 2019

Cultura

Chiudi

20.10.2019

SERVE UN’IDEA PER LA SCUOLA

Pier Cesare Rivoltella, direttore del Cremit dell’Università Cattolica
Pier Cesare Rivoltella, direttore del Cremit dell’Università Cattolica

Brescia, capitale della didattica in continuità con un’importante tradizione di studi e di ricerca, ma anche simbolo di un messaggio universale verso la più importante istituzione pedagogico-culturale preposta allo sviluppo formativo e costitutivo di una società: la scuola. È quanto indaga, ma gli obiettivi si estendono ben oltre, la Giornata di studio dal titolo «Un’idea di scuola», promossa da Cremit, Università Cattolica di Brescia – Formazione permanente, Editrice Morcelliana Scholé, Fondazione Cogeme onlus e Fondazione Brescia Musei, che avrà luogo a Brescia – una delle province con il maggior numero di scuole che hanno adottato questo metodo pilota - il prossimo 25 ottobre nella sala conferenze del Museo di Santa Giulia in via Piamarta 4. Sono attesi oltre 500 insegnanti provenienti dalle diverse regioni italiane. Ideatore della giornata di studio è il professor Pier Cesare Rivoltella, direttore del Cremit, della rivista «EaS - Essere a Scuola» e docente di Didattica generale e Tecnologie dell’istruzione all’Università Cattolica di Milano, che abbiamo intervistato. Professor Rivoltella, ci può spiegare che cos’è il Cremit ? Il Cremit (Centro di Ricerca sull’Educazione ai Media, all’Innovazione e alla Tecnologia) è uno dei centri di ricerca – sono un centinaio – dell’Università Cattolica. Fondato nel 2006, si occupa di produrre ricerca e formazione sui media e le tecnologie, soprattutto nella prospettiva del servizio alla scuola e ai contesti educativi e formativi. Le linee di intervento sono principalmente tre: la media education, ovvero lo sviluppo di riflessione critica e responsabilità in merito a un uso corretto dei media; le tecnologie dell’educazione, ovvero l’uso dei media a supporto dei processi di apprendimento e insegnamento; l’innovazione didattica, ovvero la ricerca di nuove forme di organizzazione dell’attività formativa. Cosa caratterizzerà questa giornata di studio in programma venerdì, sesta edizione di EaS (Essere a Scuola) Day? «Essere a Scuola» è la rivista di aggiornamento professionale per gli insegnanti del primo ciclo di istruzione che da due anni ho fondato e dirigo presso l’Editrice Morcelliana (http://www.morcelliana.net/3028-essere-a-scuola n.d.r.). Questa giornata – nello spirito della rivista – celebra la scuola dedicando agli insegnanti la possibilità di riflettere sul loro lavoro. La giornata sarà ospitata dal Museo di Santa Giulia. L’idea è di mettere al centro l’esserci dell’insegnante per dirla con Daniel Pennac, il famoso scrittore e insegnante francese a cui si devono importanti contributi e analisi sull’insegnamento. Lo faremo con delle relazioni, con dei laboratori, con l’esperienza del museo come luogo di formazione. Segni di analfabetismo visivo e verbale. La scuola presenta da tempo più di una difficoltà, cosa fare? Viviamo in un tempo in cui i media digitali ci consentono di comunicare anche senza conoscere i linguaggi. L’analfabetismo non è tanto funzionale, quanto culturale. Postiamo video, ma senza conoscere le grammatiche visuali; prendiamo la parola nei social, ma senza conoscere i codici della comunicazione nello spazio pubblico. Serve una rivoluzione, serve rendersi conto che oggi non basta più una sola Literacy (alfabetizzazione): le «Literacies» sono tante, perché tanti sono i linguaggi e le culture. Le nostre politiche educative sono in tremendo ritardo su questo punto. Può esistere una «scuola ideale» in cui sia possibile formare nel miglior modo possibile i futuri cittadini di un Paese e di una comunità? Due anni fa ho pubblicato per l’editrice Morcelliana- Scholé un piccolo libro dal titolo «Un’idea di scuola». Credo che oggi più che pensare a una scuola ideale occorra avere ben presente un’idea di scuola. Qual è la mia? La mia idea è quella di una scuola che rompa il dispositivo, che metta al centro lo studente, che sia una passione coltivata da insegnanti incompiuti. Gli insegnanti incompiuti sono sempre in cammino, non smettono mai di imparare, hanno una mente aperta: all’altro, al nuovo, alle altre culture. Sarà quest’idea di scuola al centro della giornata del 25 ottobre. Un’idea che spero poi gli insegnanti che vi parteciperanno possano portare nelle loro scuole in modo contagioso. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Enrico Gusella
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1

Sondaggio

Dopo gli attentati dei terroristi islamici a Parigi, quali misure andrebbero adottate dall'Italia?
ok