28 ottobre 2020

Cultura

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14.10.2020 Tags: Mostre

«Intervallo», Fabio Bix nelle terre del sisma

Una delle fotografie scattate nelle zone colpite dai terremotiPretare, frazione di Arquata del Tronto in provincia di Ascoli Piceno: uno dei paesi simbolo del dramma
Una delle fotografie scattate nelle zone colpite dai terremotiPretare, frazione di Arquata del Tronto in provincia di Ascoli Piceno: uno dei paesi simbolo del dramma

La «statua» si rivela per quello che è solo quando si dissolve tra i colori di un gruppo di ragazzi. Quando i suoi contorni di carta si confondono con il vociare di passanti e studenti, nella Ri-Creazione di un dramma per il quale il tempo non ha ancora trovato una cura. Fabio Bix compie un ulteriore passo nel suo lungo percorso artistico. Lo percorre con «Intervallo», progetto composito in mostra dal 14 novembre al 19 dicembre alla Galleria Marelia di Bergamo. L’artista bresciano esporrà nell’ambito della decima edizione del festival di arte contemporanea ArtDate. Il lavoro che Bix propone non è molte cose. Non è un reportage, non è una scorciatoia verso la soluzione, non è una commemorazione tout court, non è un’opera per il sociale, non è un riconoscimento alle popolazioni colpite. È MOLTO ALTRO. E forse è anche tutto questo. «Il mitico intervallo della Rai veniva mandato in onda quando si verificavano dei guasti - spiega l’artista - La mia creazione propone immagini immerse in una musica struggente - curata dalla violoncellista bresciana Eleuteria Arena - in una proiezione del terremoto che è guasto della vita. Intervallo che è sospensione dalla vita, come descritto dalle foto scattate in quei territori tutt’ora profondamente segnati dalla distruzione, lontani da ogni ricostruzione». Ammesso «che esistano malta e mattoni in grado di sistemare le anime». Fabio Bix propone nella galleria bergamasca il frutto di quattro giorni trascorsi tra le macerie dei comuni abruzzesi e marchigiani sventrati dai terremoti del 2009 e del 2016. Foto, video, parole, musiche: diversi canali comunicativi per esprimere emozioni e pensieri. «INTERVALLO» è un’evoluzione ulteriore di «Omnia Alia Sunt». Viaggi raccontanti con una serie di scatti contraddistinti da una monumentalità illusoria, creata attraverso la giusta prospettiva e un fazzoletto: 15 centimetri di carta bianca stropicciata. Materia povera per confondere il percepito, invitare l’occhio a osservare un marmo classico, la maestosità di qualcosa che non c’è se non per una manciata di secondi. «Roma, Parigi e New York furono i viaggi dell’esaltazione della dimensione estetica – descrive Bix - mentre con Betlemme e Gerusalemme venne a galla la denuncia delle contraddizioni». In un intento oggettivo, per quanto sia umanamente possibile. «Intervallo» lavora su molti livelli. Torna, proprio come in OAS, lo scardinamento del concetto di verità. LE SUE STATUE si stagliano tra macerie sfocate: non esiste una soluzione, una verità unica, uno strumento privilegiato per risolvere ciò che è nato complesso. Le parole sulle immagini – così provocatorie e così destabilizzanti - «inducono un fastidio che è voluto». Perché aderire al dramma è facile, comprendere la miscellanea di sentimenti che in questi luoghi di dolore ha creato non lo è. «Intervallo» è tutto ciò che Bix ha vissuto nelle terre devastate, tra gli occhi della gente che non ha casa. O ne ha una che non ha colore, odore. È l’aperitivo con gli amici, al ritorno: poche parole sul suo vissuto, chiacchiere d’altro. È la riga delle lacrime che solcano le sue guance quando, una settimana dopo il ritorno, al telefono con il fratello, non può controllare il dolore che sgorga incontrollato. È tutto questo. E molto altro. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Fiorenza Bonetti
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