28 gennaio 2021

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24.11.2020

Kolbe, il tema del diverso nelle Scritture

La copertina del libro
La copertina del libro

Flatulenta frusta filo-dannatoria. Kolbe Fabrizio Gregori, con «Dio ama i gay? Riflessioni di un like-o», la squama, risarcendo pensieri beceri con altro scudiscio - quello proprio a «un uomo libero e laico, che non fa quello che vuole ma vuole quello che fa». L'autore produce dal bergamasco, edita bresciano (sotto Cavinato International), favella (6 dicembre, ore 18, al Circolo dei Lavoratori, lockdown permettendo) iseano. DOPO MUSICA, poesia e romance, Kolbe stilla invettive incendiarie, cifrate e riflettute con nevrastenica calma. Queste centoquattordici pagine risuonano uguali all'allarme da comporre tra 113 e 115, tra un incidente e un rogo; a rispondere, attacchi di coscienza come fosse panico. Dentro, assieme a molta lucida paura, stanno la follia del più contorto pensiero comune e arcaici dettami. Prima, zompetta l'antefatto, al cornicione del bar preferito: le reazioni «inaspettate, aggressive e a tratti violente» di alcuni ragazzetti di fronte al chorus gregoriano («questa mia canzone l'ho scritta quindici anni orsono») rimasticato dal musicografo di Foresto Sparso: «No, non ti vergognare, dal tuo sesso non scappare più, no, non ti giustificare, per i normali, diverso era anche Gesù». DOVE IL MANIPOLO dei giovani «bestemmiatori incalliti» diniega, senza dubbio, ogni accoglienza divina, il pamphlettista indaga. La sua Sympathy for... God inizia con l'iconografia «un po’ hippie» di Gesù, naufraga su certa cruda aneddotica catechetica (canzonature e bastonate per mano del parroco di allora), eclissa di fronte a illustri controesempi tonacati. EPPURE: «Mi piace pensare che Cristo guardasse all’umanità senza fare distinzioni tra uomini donne, eterosessuali, omosessuali, ma vedesse l’uomo nella sua essenza e cioè che valutasse la persona, non la categoria». VALUTANDO passi salienti delle Scritture - dalla pericope dell’adultera alla parabola del figliol prodigo -, discernendo atti e fatti in bilico tra religio e relegazione («mafiosa», Kolbe affronta il tema di omosessualità, minoranza, fragilità, alla luce della menorah. Catechismo Vs Torà, il nesso dell'esegesi biblica, posizioni ufficiali e ufficiose dinnanzi a faglie che col «diverso» hanno a che fare: i tossicodipendenti, i succubi del «mercato dei miracoli», gli esorcizzati. Kolbe documenta e pungola e provoca, specialmente quando ritrova - e sottolinea, a grandi calcate di feltrone - amor severo che esige («Genitori di tutto il mondo: Chi vi ha chiesto di darci alla luce? Che ne sapete voi? Magari preferivamo rimanere al buio»). IL VOLUMETTO, sotto sotto, non chiede risposta quanto coerenza - restando assai amaro, a sprazzi folle, volentieri ironico. «È dalla notte dei tempi che Dio ci fa sentire in colpa», scrive. È dall'alba del mondo che la Natura si abbraccia come le pare lungo tutti i confini del Regno (animale), «guardate Roy e Silo, coppia celebre di pinguini dal collare» ospiti dello zoo del Central Park, a Manhattan; stesso sesso stesso sentiment. •

Alessandra Tonizzo
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