22 ottobre 2020

Cultura

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18.09.2020

L’ARCHITETTURA: «ENERGIE E CORPO»

Juan Navarro Baldeweg a Brescia per la sua retrospettivaNavarro è architetto fra i più originali del panorama internazionaleIl processo creativo a Santa Giulia
Juan Navarro Baldeweg a Brescia per la sua retrospettivaNavarro è architetto fra i più originali del panorama internazionaleIl processo creativo a Santa Giulia

Rendere visibile l’invisibile. Ridurre la realtà complessa in fenomeni essenziali, trasparenti e sensibili, che altrimenti passerebbero inosservati. «Il mio interesse si basa su ciò che si trova nelle cose e su ciò che esiste tra esse e noi. L’ambito operativo dell’architettura o della pittura è il mondo fisico: la materia, le energie, il corpo». Animato da una originale cultura visuale e da un’innata vocazione razionalista-sperimentale a connettere tra loro diverse discipline e diversi mezzi espressivi, abbattendo le barriere fra le arti per creare dialoghi inediti vibranti di tensione avanguardista, Juan Navarro Baldeweg - uno degli interpreti più originali e affermati dell’architettura contemporanea - è al centro della mostra allestita al Museo di Santa Giulia nell’ambito delle celebrazioni per la restituzione alla città della Vittoria Alata. La scultura romana che, dopo un attento restauro durato due anni all’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, il 19 novembre verrà presentata nella cella orientale del Capitolium, riallestita proprio su progetto dell’architetto spagnolo (1939, originario di Santander). Titolo programmatico: «Architettura, pittura e scultura. In un campo di energia e processo». CURATA da Pierre-Alain Croset, organizzata dal Comune e dalla Fondazione Brescia Musei (che ha commissionato il progetto), col patrocinio dell’Ambasciata di Spagna a Roma e dell’Ordine degli architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Brescia, la mostra è stata inaugurata ieri, svelando un percorso espositivo dislocato in tre aree, attraverso una selezione di opere - modelli, disegni, grandi tele e sculture - che consentono di ripercorrerne la carriera e restituirne l’essenza: la prima sezione, nel Coro delle Monache, ospita «Immagini del fare e dei modi del fare», riflessi in un grande polittico bifacciale con sei quadri su ciascun lato, che documenta processi espressivi manuali e forme elementari di manipolazione; la basilica di San Salvatore accoglie invece «Metafore dell’orizzonte e della natura», ovvero i suoi lavori plastici sul tema dell’equilibrio e della gravità, oltre a opere che indagano il tema della luce zenitale e l'appropriazione organica dello spazio, mentre la sottostante cripta fa da sfondo alla sezione «Una casa dentro un’altra casa», dove sono esposti modelli e disegni dei suoi più importanti progetti, tra cui il Palazzo dei Congressi di Salamanca, il Museo delle Grotte di Altamira, il Teatro del Canal a Madrid e la Biblioteca Hertziana a Roma. «IN UN’EPOCA che premia sempre di più la specializzazione, è diventato sempre più raro incontrare architetti che fondano il loro lavoro su una pratica artistica a tutto campo, come avveniva nel Rinascimento, e come solo pochissimi architetti hanno saputo fare in epoca contemporanea - ha sottolineato Croset -. La mostra evidenzia la straordinaria coerenza e continuità dell’opera di Baldeweg, ma anche la sua capacità rara di saper dialogare con le preesistenze storiche. Per la prima volta è stata offerta a Juan Navarro l’occasione di concepire una mostra antologica in spazi riconosciuti Patrimonio Mondiale dell’Umanità, e possiamo quindi interpretare la mostra come un’installazione site specific di frammenti in dialogo con lo straordinario palinsesto architettonico di Santa Giulia». Presente in sala durante la presentazione di ieri all’auditorium Santa Giulia, Baldeweg ha descritto i dettagli del suo intervento in una lectio magistralis intitolata «Travesías /Attraversamenti», per poi allargare l’orizzonte all’ethos di una ricerca che partendo dai modelli classici si è sempre spinta un passo oltre: «L’architettura deve attivare i segni della natura in cui si è installata, catturarli in qualità di esperienze essenziali nella vita quotidiana...Gli obiettivi i qualsiasi progetto - sostiene - non si raggiungono solamente nella bellezza di un oggetto, ma nella sua capacità funzionale di evocare sensazioni ed emozioni di una vita precedente». Il progetto, secondo Baldeweg, non si riduce dunque alla creazione di un oggetto inerte o isolato, «ma fa ponte tra l’oggetto stesso e le conseguenze della sua capacità funzionale, come se questo fosse uno strumento musicale il cui scopo è produrre suoni e musica». Tracce concettuali disseminate in un percorso immersivo e sinestetico che si potrà vivere in prima persona fino al 5 aprile (info e orari: vittorialatabrescia.it, bresciamusei.com). •

Elia Zupelli
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