11 luglio 2020

Cultura

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25.05.2020

L’arte dello stare insieme con El Hadiri

Abderrahim Abdul El Hadiri, cofondatore di Cicogne teatro arte musica
Abderrahim Abdul El Hadiri, cofondatore di Cicogne teatro arte musica

Non è certo il primo a fare teatro online l’attore e regista di origine marocchina - figlio di un iman di Oulad Omran da cui ha ereditato la passione alla narrazione -, bresciano da tempo, Abderrahim Abdul El Hadiri, cofondatore con Claudio Simeone e Tiziana Gardone di «Cicogne teatro arte musica». MA IL SUO laboratorio «Arte dello stare insieme», trasferito dal MoCa al web, parte del progetto europeo «Intimates Bridges» elaborato dallo Spazio Teatro Idra, ha qualcosa di speciale. Innanzitutto coinvolge tre ragazzi italiani e quattro stranieri (nigeriani e senegalesi) richiedenti asilo politico, ospitati da fine anno in strutture bresciane, che del teatro avevano un’idea molto vaga e che attraverso di esso imparano a conoscere gli altri, a valicare i muri delle differenze e diffidenze, a mescolare le culture, a incontrarsi e raccontarsi. IL TUTTO con un tocco di leggerezza - «anche se quello che riferiscono è così crudelmente drammatico da augurarsi che sia frutto di fantasia e non realtà spaventosa e inconcepibile» - lontano da pietismi e psicodrammi, con l’idea forte e chiara di accedere all’epico, «raccontando con una vena leggera e poetica una storia esemplare che potrebbe essere quella di ciascuno, soprattutto cercando una lingua che faccia risuonare l'anima». L’ARRIVO del forzato isolamento avrebbe lasciato quei rifugiati ancora più soli, senza alcuno con cui interloquire, senza il suo essere punto di riferimento. «Potevo lasciare questo vuoto?» si chiede Abdul, che ha messo tutta la sua energia e il suo amore per continuare a distanza un lavoro che richiedeva corpo e presenza, interazioni di gesti e movimenti, parole sussurrate e spazi condivisi, emozioni accese dalla prossimità. «È STATA una scelta umana prima ancora che teatrale: mantenere quei ragazzi dentro relazioni, anche attraverso lo schermo, costringendoli a parlare italiano (anche se quando serve arrivano anche altre lingue in soccorso) per farli sentire meno soli, per dar spazio anche al gioco, elemento transculturale per eccellenza, per circondarli di solidale amicizia». Lo spettacolo che si intitola «Come stai?», da un po’ di tempo domanda non più pleonastica e rituale, senza l’attesa di una risposta, ma drammaticamente necessaria, è destinato al salotto di case private che lo intendono ospitare. «E QUESTA - dice Abderrahim Abdul El Hadiri - è un’altra peculiarità cui tengo: tra i ricordi rimasti indelebili c’è quello della casa che mi accolse al mio arrivo in Italia». Cercasi allora famiglia per valicare confini (che poi per qualcuno come Kapuscinski racchiude il senso della vita). • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Milena Moneta
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