03 giugno 2020

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04.04.2020

«L’essenzialità bachiana di Facchinetti»

Gerardo Chimini: esce oggi il cd che omaggia Giancarlo  Facchinetti
Gerardo Chimini: esce oggi il cd che omaggia Giancarlo Facchinetti

Luigi Fertonani Esce oggi, a cura dell’associazione «Giancarlo Facchinetti» un cd dedicato alle 5 Sonate pianistiche scritte dal maestro bresciano e interpretate da tre pianisti legati a lui da amicizia e affetto: Ruggero Ruocco, Alberto Ranucci e Gerardo Chimini. Quella di oggi non è una data scelta a caso perché proprio il 4 aprile 1936 nasceva a Brescia Giancarlo Facchinetti, diventato non solo un apprezzato compositore ma anche pianista e direttore d’orchestra, insegnante e per anni anche direttore del Conservatorio. Il disco è stato registrato in ’ottobre da Andrea Squassina nella Sala «Bazzini» del Conservatorio, e Ruggero Ruocco ha interpretato la prima e la terza delle 5 Sonate, Alberto Ranucci la seconda mentre la quarta e la quinta sono state affidate a Gerardo Chimini. «La Sonata n. 4 – dice Gerardo Chimini – il maestro l’ha dedicata a me, la quinta ad Andrea Faini (autore della biografia di Facchinetti, ndr). Ricordo quando glie le ho fatte ascoltare al pianoforte: benché fossimo legati da grande amicizia già dagli anni ’60 quando suonavo davanti a lui ero sempre preso non tanto da un timore, quanto da un rispetto reverenziale. Questo non toglie che mi divertissi un mondo alle sue proverbiali battute: era un uomo molto spiritoso». GIANCARLO Facchinetti ha mutato linguaggio musicale nel corso della sua lunga attività di compositore, anche se ha privilegiato per molto tempo quello seriale. «Nelle Sonate il suo linguaggio è molto scarno, quasi bachiano nella sua essenzialità, non solo nella quarta ma anche nella quinta». La quinta Sonata termina con un «Lento assai», un’eccezione in questo tipo di forma musicale. «Facchinetti prende alcuni vecchi schemi per creare cose nuove. Il secondo tempo è in “forma – sonata” e il terzo ci lascia con questa parte lenta, caratterizzata da un’intima liricità. Forse la più difficile è proprio la quinta, pianisticamente molto scomoda anche per alcune diteggiature molto particolari. Facchinetti era un pianista: proprio per questo è andato a cercare soluzioni particolari. Altri esempi non mancano certo, nella storia della musica: anche Bach era sicuramente un ottimo clavicembalista, ma quello che propone nelle sue celebri Variazioni Goldberg è così complesso da mettere a dura prova ogni pianista. E quelle Variazione ho suonato, anche in versione organistica, ben 15 volte lo scorso anno». Fra le scelte del linguaggio pianistico di Facchinetti, spicca «l’uso limitato del pedale; questo per mantenere il carattere scarno, quasi severo del risultato. In alcuni casi addirittura il pedale non si può usare a causa dell’enorme accumulo di suoni che fatalmente si “impasterebbero”. In questi passaggi ritroviamo diteggiature clavicembalistiche, bachiane. E non per caso torniamo sempre a questo autore, amatissimo da Facchinetti». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

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