25 gennaio 2021

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27.11.2020 Tags: Libri

L’incanto magico di Elisabetta Cabona

L’ultima raccolta della poetessa bresciana Elisabetta Cabona
L’ultima raccolta della poetessa bresciana Elisabetta Cabona

L’incanto magico di giorni lontani. Il sapore di un tempo senza confini. L’immensità del cielo, con tutte le sue promesse. Ritorna - alta, lieve e luminosa - la parola poetica di Elisabetta Cabona a sollevare «Là, dove si dissolvono le nebbie» (Manni pagine 93, 14 euro) Così si intitola la nuova silloge della poetessa bresciana - già docente di greco e latino ai licei - che alle sapienti strofe affida cuore e pensiero. Un interrogarsi inquieto, un «sentire aggrovigliato» che la pagina aiuta a sciogliere sul filo, saldo, della memoria: affetti caldi, incancellabili; assenze sempre presenti e vive; voci ricche di luce, anche se remote. LA MADRE il cui abbraccio dice serenità e pace, «quella pace che consola e rassicura»; le care sorelle: Rosa (una pena amara, la sua recente scomparsa come testimonia il precedente libro «L’inclemenza del tempo») e Maria Grazia, alla quale il libro è dedicato. È DOLCE nel ricordo il passato; lontane apparivano allora «le disarmonie/ della storia e della vita» tra i crocus gialli e i ciclamini dell’infanzia, all’ombra della grande quercia ai piedi del Guglielmo. Immagini che danno forza e senso ai passi dubbiosi di un oggi sempre più incerto, tra inaspettate ferite e nuove paure. Guerre, strappi, chiusure di un vecchio mondo, piccolo e fragile, dove soccombere e cedere è il gesto più facile. Eppure - sopra la «trincea fredda e malsicura» del giorno - fra le nubi lasciate dalla pioggia, ecco «l’improvviso sbucare del sole». Su, in alto, in alto. Così lo sguardo sale; si apre e s’acquieta; pronto a seguire «le orme/ della bellezza/ che innalza sempre» il pensiero e risana l’animo. UNA BELLEZZA che è ricerca e carezza; tracce, visive e sonore, del pulsare segreto della vita che varia d’ora in ora, stagione dopo stagione. Nell’amato giardino, fiori, voli e colori di una Natura amica, conforto alla solitudine di ore sconsolate, all’ansia di sorprese tristi. L’urto duro dell’uragano ha sradicato il cedro e l’ippocastano; ma, poi, ecco tornano «i merli a rovistare»; il verde rinasce; riappare il piccolo gufo e l’upupa altera; al silenzio risponde il «coro vibrante» delle cicale. Segni di una bellezza che - a chi sa coglierla, a chi sa farla propria - «si offre completa»: presagio d’infinito, davanti agli occhi di Elisabetta Cabona. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Piera Maculotti
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