23 settembre 2020

Cultura

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12.01.2020

L’Inferno è Great con il rock per Mellory

«The Great Inferno», sul palco, alla Latteria Molloy«Blodio» Fappani ROBERTO CAVALLI
«The Great Inferno», sul palco, alla Latteria Molloy«Blodio» Fappani ROBERTO CAVALLI

Un «Inferno» fatto di riff, chitarre distorte e amplificatori al massimo volume, quello sì che sarebbe davvero «Great». Perché immaginare Paul Mellory in vesti diverse da quelle di front-man, col basso inforcato ed un piacere estatico nel fare musica, è semplicemente impossibile. E, infatti, non ci si prova nemmeno. LA SERATA in ricordo di Paul, a un anno esatto dalla sua improvvisa dipartita, vive alla Latteria Molloy come avrebbe voluto lui, solamente di musica, coi dj set di Dark Side of Brescia, Jean-Luc Stote, Marco Obertini e Joao a far da cornice al concerto dei suoi Seddy Mellory and friends. Di Blodio, Miki e Ronnie, che hanno voluto regalare al pubblico gli ultimi pensieri musicali di Paul registrati in un disco, «The Great Inferno», completato postumo con la collaborazione di altri musicisti che hanno il rock nel sangue. Dire come sarebbe il disco se Paul avesse contribuito fino alla fine è impossibile; per chi è rimasto su questa terra, «The Great Inferno» ha un’anima indie-rock suadente, con testi e voci a volte confidenziali, altre pervasi da una rabbia piena di decibel. Un disco iniziato come espressione diretta finisce per essere un omaggio, ciò che le belle parole di Blodio provano a esprimere: «A costo di dire delle banalità – ha anticipato il chitarrista -, perdere un amico fa schifo, perché è un dolore che non passa mai. Dopo un anno non è cambiato nulla. Il disco, che non meritava di rimanere incompleto, è il tentativo di sopravvivere nel modo più sensato, per una persona come Paul: in studio, facendo casino sul palco, ad alto volume». Il discorso, che meriterebbe di essere riportato integralmente, deve però lasciare spazio nuovamente alla musica e ad un pezzo che sembra la giusta conclusione della colonna sonora della serata, «When I die I’ll be a ghost (The Senders)», una sorta di epitaffio dell’anima che ti ha sempre accompagnato per mano e che non potrà più seguirti «wherever you go», ovunque andrai. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Vincenzo Spinoso
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