31 marzo 2020

Cultura

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11.02.2020

L’ITALIA DI BECK SI FA AL VITTORIALE

Beck, 50 anni il prossimo 8 luglio: la grande cantautrice St. Vincent ha remixato la sua «Uneventful days»
Beck, 50 anni il prossimo 8 luglio: la grande cantautrice St. Vincent ha remixato la sua «Uneventful days»

Arriva sul Garda il camaleonte del pop: Tener-A-Mente 2020 si aggiudica una data del tour italiano di Beck, clamorosa nuova stella dell'estate gardesana, da tempo richiesto a gran voce dall'affezionato pubblico della rassegna diretta da Viola Costa. Finalmente accontentato con l'annuncio di ieri: mister Hansen sul palco vista lago del Vittoriale a Gardone Riviera nella sera di domenica 28 giugno. Biglietti disponibili a partire dalle 10 del mattino sul sito anfiteatrodelvittoriale.it: si parte dai 30 euro dei posti in piedi per arrivare ai 90 della poltronissima (sempre più diritti di prevendita). BECK manca in Italia ormai dalla bellezza di 15 anni, e questa tappa gardesana - che seguirà quelle del 26 giugno a Roma, all’auditorium Parco della Musica, e del 27 giugno a Lucca, al Summer Festival - diventa occasione imperdibile di rivedere in azione uno degli artisti più importanti, geniali, significativi ed influenti espressi dal panorama indipendente mondiale degli ultimi trent'anni. Difficile, davvero difficile circoscrivere in una definizione secca la carriera di un fenomeno che nel corso di una carriera lunga un quarto di secolo ha collezionato 7 Grammy, 17 nomination, 3 Brit Awards, dischi d'oro e di platino: allori conquistati rivoluzionando la figura del cantautore classico in un continuo slalom tra barriere e steccati, stili e generi, suoni e visioni, spiazzando costantemente le aspettative per reinventarsi ad ogni giro sotto nuove forme. Una lunga epopea all'insegna del guizzo, dell'istinto, di un'inventiva che da sempre segue solo i diktat di una musa capricciosa: è il 1994 quando con l'esordio di «Mellow Gold» Beck diventa astro nascente di una dissoluta «slacker generation» che mischia hip hop e lo-fi, rock e canzone d'autore in un mix irresistibile. «SONO un perdente baby, quindi perché non mi uccidi?!», recita il ritornello della sua prima grande hit («Loser»): è l'America sfuggente che sboccia dalla rivoluzione grunge, la generazione X che semina zizzania nel decennio che condurrà alla fine del secolo. Ma a Beck i panni del portavoce stanno stretti: difficile incasellare un talento così pirotecnico, eclettico, che subito getta un ponte verso il mainstream con l'acclamato capolavoro «Odelay», Grammy per il best alternative album del 1996 e doppio platino: sembra una consacrazione, ma da lì in poi comincia il divertimento vero, il quadro del tavolo da gioco scompigliato ad ogni mano, dalle follie tropicaliste di «Mutations» al funk di «Midnite Vultures» fino al desolato, struggente folk rock del superlativo «Sea changes». Davvero difficile chiedere di più ad una star anni '90: ma lui va avanti, approda al synth-pop di «Colors» per arrivare nel 2019 ad un nuovo vertice espressivo con «Hyperspace», album numero 14, l'ennesimo gioiello. L'ultimo disco è una mutazione elettronica in melanconica chiave pop per un musicista incapace di ripetersi. Chissà in quale veste si presenterà, questo Duca californiano, quando arriverà quest'estate sulle sponde del Benaco, per partecipare al Vittoriale di Gardone Riviera al Festival Tener-A-Mente. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Claudio Andrizzi
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