28 gennaio 2021

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15.08.2020 Tags: Mostre

L’OCCHIO FASHION IPOTESI DI REALTÀ

Uno scatto di Walter Pierre: una quindicina i fotografi in mostra provenienti da tutto il mondo
Uno scatto di Walter Pierre: una quindicina i fotografi in mostra provenienti da tutto il mondo

«Non possiamo uscire dall'aura. Ne facciamo parte. Siamo qui, siamo ora». Dall’archivio magnetico di Alberto Giacometti, ispirazioni artisticamente trasversali alle origini di un progetto che nell’istante di luce prova a ipotizzare scenari stagliati un passo oltre i punti interrogativi che s’irradiano per riflesso: «Se nella contemporaneità lo sguardo è sempre mediato, qual è il nostro rapporto con la realtà? O, meglio: dov'è finito il reale?». Percorsi esistenziali che dal 22 agosto troveranno un punto di convergenza negli spazi espositivi di The Address, galleria al civico 39 di via Trieste, dove fino al 5 settembre sarà allestita «Contemporary Fashion Photography», mostra curata da Fabio Paris e Sami Oliver Nakari, con il contributo dell'Università Cattolica e degli studenti del corso Damd e la regia organizzativa di Roberta Beschi. AL CENTRO, il corpo e la sua rappresentazione postmoderna. Oggetto di un culto «che non ammette né sensi di colpa e nostalgie né divieti o giudizi morali», nonché strumento «per misurare non solo la propria interiorità e il proprio immaginario, ma anche la propria fisicità, la propria esistenza al mondo». I fotografi in mostra - una quindicina, sia italiani che internazionali - praticano quella che è categorizzata appunto come «fashion photography»: lavorano su commissione, spesso per grandi brand, progetti articolati, campagne pubblicitarie con grandi budget. «Eppure - osserva Bianca Trevisan nel catalogo - in questo ambito in cui si potrebbe pensare che l'atto fotografico e la messa in scena siano strumentali al vestiario e poco più, emerge la possibilità di una narrazione che trova proprio nella moda lo spazio per portare nel mondo una visione che è specchio della contemporaneità e al contempo la problematizza... Prendono posto la destabilizzazione, la messa in questione radicale, ma anche l'individualismo spinto, il nomadismo, un approccio alla vita e al sé labirintico e discontinuo. In ciò l'immagine fotografica è impossibilitata a immortalare la realtà e, soprattutto, a proporre un'immagine con una lettura univoca. Il soggetto non è più alienato ma nel suo essere se stesso è frammentato, moltiplicato, decentrato. È semplicemente nel suo tempo, con la sua piccola storia. Un soggetto informe, nel senso di irriducibile a qualsiasi strategia dialettica, frantumato e per questo inafferrabile. Il paradosso della post, o meglio, transmodernità, è che questa irriducibilità dialettica porta con sé una grande libertà, perché tutto è possibile». DALLA VISIONE onirica e psichedelica di Synchrodogs alla gioventù libera e selvaggia della Cina contemporanea evocata da Wang Wei, dalle pose paradossali con orizzonti disassati di Matt Colombo alle modelle geometriche e robotizzate di Michal Pudelka, passando per le mutazioni di Walter Pierre, la poetica conturbante di Zac Stone, gli scatti outdoor di Leonardo Scotti e i dittici enigmatici di Simon, i lavori esposti sguazzano con disinvoltura in questo paradosso e restituiscono un quadro multiforme della fashion photography. E Il corpo, ormai «macchina felice e libera, convinta del proprio stato, senza limiti né inibizioni», emerge ancora una volta come centro nevralgico attorno al quale riflettere. Parole chiave: diversità, ibridismo, contaminazione. La nuova realtà risiede proprio nella sua eterogeneità e nella sua accettazione. «Allo smarrimento postmoderno questa generazione di fotografi risponde con una chiara volontà di ricostruzione e ridefinizione del sé, che trova nella molteplicità una nuova via, nella direzione di un'unità che non sia basata sulla somiglianza, ma sulla differenza. Una differenza che, portata nell'ambito della moda, riceve di diritto la sua definitiva consacrazione estetica”. Vernissage alle 18; la mostra (supportata da Elnòs Shopping, C41 Magazine e Fedua) sarà poi visitabile da mercoledì al sabato, dalle 15 alle 19.30 (theaddressgallery.com). • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Elia Zupelli
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