19 gennaio 2020

Cultura

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11.12.2019

L’OTTOCENTO FINISCE IN RETE

La sala rosa dei busti è una delle meraviglie di Palazzo Tosio, ricco di arte e sorprese AGENZIA FOTOLIVECamera da letto con baldacchino e cattedra firmati da Carlo Alboretti nel castello Bonoris di Montichiari
La sala rosa dei busti è una delle meraviglie di Palazzo Tosio, ricco di arte e sorprese AGENZIA FOTOLIVECamera da letto con baldacchino e cattedra firmati da Carlo Alboretti nel castello Bonoris di Montichiari

Fu il secolo che «volle vivere troppo a spese degli istinti». Ma anche il secolo «in cui è cambiato il modo di pensare, in cui gli artisti hanno rivendicato una libertà d espressione senza precedenti e dato luogo a nuove immagini, punto centrale non solo della modernità ma della nostra cultura in generale». Attorno a questi presupposti, «nella consapevolezza ci fosse un vuoto da colmare», una serie di istituzioni (dieci in totale) che riconoscono il proprio tratto identitario comune proprio nel patrimonio artistico e culturale del XIX secolo in Lombardia hanno scelto di provare a colmarlo attivamente testimoniando con le loro collezioni la ricchezza, la molteplicità e la complessità di quell’epoca e di quel fermento. Obiettivo: «Sviluppare progetti di studio, ricerca e valorizzazione allo scopo di offrire e garantire una migliore offerta culturale attraverso strumenti integrati di guida al territorio, in un’ottica attrattiva indirizzata a consolidare i pubblici esistenti e coinvolgerne altri». In particolare, grazie al sito www.rete800lombardo.net, rinnovato nei contenuti e nel design, luogo virtuale nel quale è possibile accedere all’offerta del patrimonio ottocentesco delle istituzioni e dei musei arricchita da informazioni, notizie e contenuti multimediali ampi e approfonditi. Illustrati assieme a tutti i dettagli del progetto ieri mattina in città all’Ateneo di Scienze, lettere e arti a palazzo Tosio, in prima linea nella rappresentanza bresciana assieme a Pinacoteca Tosio Martinengo, Museo Lechi e Castello Bonoris (Montichiari). La provincia più rappresentata. NATA nel 2004, la Rete si è ricostituita quest’anno grazie al supporto di Regione Lombardia (nell’ambito del bando musei) e il nuovo organigramma è completato da Accademia di Belle Arti di Brera e Museo Poldi Pezzoli (Milano), Accademia Carrara e Accademia di Belle Arti Tadini Onlus (Bergamo), Museo civico Ala Ponzone e Museo Diotti (Cremona), Villa Carlotta (Como). Dopo l’introduzione di Sergio Onger, presidente dell’Ateneo che ha fatto gli onori di casa, è intervenuta Cristina Rodeschini, direttore Accademia Carrara di Bergamo, ente capofila del progetto. «Il desiderio che il patrimonio di storie, di idee, d’immagini dell’Ottocento lombardo sia finalmente conosciuto e apprezzato dal pubblico come merita per la sua centralità nel panorama culturale nazionale e internazionale, è all’origine dell’impegno che la Rete si è assunta negli anni e che vuole oggi rilanciare. Comunicare insieme la ricchezza e la bellezza delle nostre collezioni anche in relazione alle articolate presenze nei territori è un passo decisivo per vincere l’inerzia di cammini solitari… Gli straordinari esempi che ruotano intorno alle vicende e all’arte della Lombardia dell’Ottocento non tradiranno le attese, anzi spalancheranno entusiasmi che attendono solo di essere liberati». La scelta di adottare tra gli strumenti le nuove tecnologie «concorrerà a diffondere, ad amplificate e a connettere le narrazioni che gli attori coinvolti offriranno con competenza e generosità. Una stagione di proposte allaccerà i luoghi della cultura dell’Ottocento lombardo e la Rete costituirà una piattaforma di dialogo dove sperimentare modi di fare cultura». Di cui il nuovo sito farà da catalizzatore, connettendo le energie in una prospettiva (tecnologica) condivisa e facilmente fruibile: un tour immersivo fra oltre mille immagini in alta risoluzione, sezioni dedicate ai vari musei e alle rispettive opere e proposte, alle fonti e alle esposizioni «per portare il senso del passato nella contemporaneità». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Elia Zupelli
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