21 settembre 2020

Cultura

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10.09.2020

L’uomo e la terra, un legame senza fine

Presa di coscienza di Giacomelli
Presa di coscienza di Giacomelli

La terra che è germoglio e frutto. Solco dove crescere, segno del lavoro che, tra stagioni e riflessi, vede nelle proprie mani gli anni operosi che trascorrono nella straordinaria complessità di ciò che fu primordiale semplicità. Sta anche nel legame sempre rinnovato tra natura e umanità che il maestro della fotografia Mario Giacomelli ha identificato l’oggetto del proprio sguardo. Un occhio mai stanco, che indaga per tutta la sua vita. Decenni di riflessioni che si imprimono in una sintesi concettuale tra il paesaggio e i suoi lavoratori. La sua terra: tela dove lo sguardo fissa ciò che la mente sente, che lo spirito prova. QUARANTA opere originali selezionate nella mostra «Mario Giacomelli - l’uomo e la terra» curata da Simona Guerra, verranno esposte allo Spazio Fondazione Negri a partire da sabato 19 settembre, con inaugurazione alle 18, e fino al 28 novembre. Tra gli artisti della fotografia più influenti del ‘900, nato a Senigallia nel 1925, vanta opere in musei di tutto il mondo, oltre ad una permanente visitabile al Moma di New York. L’esposizione verrà ospitata in un luogo che è eccellente testimone della nostra città, custode fedele del suo codice genetico. Con una collezione da oltre 130 mila immagini, conservate per cinque generazioni successive all’opera del capostipite Giovanni Negri, l’archivio documenta Brescia «come esempio unico per presenza industriale e manifatturiera di variegate tipologie, testimonianza pulsante della nostra capacità di fare, di rispondere alle esigenze di una società in continuo sviluppo» afferma Mauro Negri, presidente della Fondazione. QUEST’OPERA di conservazione fu «frutto del merito della famiglia, ma anche della fortuna – descrive Negri -. L’intera collezione di immagini industriali fu custodita nella medesima abitazione, anche a causa delle 7,5 tonnellate di peso delle lastre di vetro su cui erano impresse. La stessa casa che riuscì a salvarsi dai bombardamenti della guerra mondiale». Sublimata dal lavoro della stessa Fondazione, l’opera di allora si evolve, «prefiggendosi l’obiettivo di mantenersi luogo dove si faccia cultura in modalità diverse, anche attraverso esposizioni artistiche prestigiose» conclude Mauro Negri. «ESPORRE queste opere, tra le più importanti del maestro Giacomelli e stampate in originale, consentirà di comprendere la profondità della sua arte - commenta Luisa Bondoni, insignita del titolo di “Benemerita della fotografia” dalla Federazione italiana delle Associazioni fotografiche, della quale è delegata provinciale –. Un lavoro che fu idea, scatto, ma anche stampa, contraddistinta da neri molto profondi e bianchi accecanti». I paesaggi marchigiani, al centro dell’obiettivo del maestro, sono i luoghi nei quali indaga «la solitudine, la vecchiaia, lo scorrere del tempo». E PROPRIO il tempo, «oggi contraddistinto da grandi quantità di scatti, scorsi con velocità, è un valore che auspico possa essere ritrovato da chi assisterà a questa mostra – conclude Bondoni -. Un momento nel quale leggere in modo critico le immagini, godendone appieno, in questo ritrovato ritorno alla presenza fisica dell’arte». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Fiorenza Bonetti
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