11 luglio 2020

Cultura

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06.06.2020

LA CATTEDRALE FATTA DAL POPOLO

La guglia Carelli realizzata nel 1404. È la prima delle 134 guglie La prima pietra del Duomo di Milano fu posata alla festa dell’Assunta del 1386
La guglia Carelli realizzata nel 1404. È la prima delle 134 guglie La prima pietra del Duomo di Milano fu posata alla festa dell’Assunta del 1386

Nei giorni in cui il governo, dopo reiterate insistenze e levate di scudi, arriva a regalare alle scuole paritarie non più di qualche briciola (mettendo in serio pericolo, nell’ordine, la loro esistenza; il diritto alla libertà educativa per 900.000 iscritti; la stessa scuola statale che difficilmente reggerebbe l’urto dell’esodo), succede che proprio una paritaria, l’Istituto cattolico «Vittorino Chizzolini» di Sarezzo, in Valtrompia, approfitti della didattica a distanza per un’ardita lezione dal lontano Nebraska. Il tema è di quelli affascinanti: la costruzione del Duomo di Milano. Non meno intrigante è la protagonista dell’incontro, colei che racconterà ad alunni e genitori l’epopea, durata sei secoli, della splendida cattedrale di Milano, una delle opere più imponenti della cristianità. Parliamo di Martina Saltamacchia, docente di Storia medievale a Omaha, presso l’Università del Nebraska, e autrice del saggio Costruire cattedrali (Marietti). Per secoli la costruzione del Duomo di Milano è stata attribuita al duca Gian Galeazzo Visconti. Così raccontano i libri di scuola. Lo studio di Martina Saltamacchia – presentato al Meeting di Rimini del 2012 all’interno di una fortunatissima mostra sul Duomo intitolata «Ad usum fabricae» – rovescia completamente le cose: non al duca, ma al popolo milanese si deve l’86 per cento delle entrate per la costruzione della cattedrale. Un Duomo, dunque, davvero costruito dal popolo. E non solo dai fedeli stricto sensu, ma anche da usurai, criminali, carcerati e prostitute. Come quelle che arrivavano alla sera di fronte al sagrato e andavano a offrire alla Madonna la decima della notte. LA SCINTILLANTE e puntualissima ricerca di Martina Saltamacchia sul registro delle donazioni ha fatto emergere storie di uomini e donne incredibili, protagonisti di commoventi atti di carità. Storie che hanno lasciato alunni e genitori a bocca aperta. Storie come quella di Marco Carelli, ad esempio. Noto mercante sempre in sospeso tra legalità e illegalità, che il commercio di noce moscata aveva reso ricchissimo. Un mercante più volte trascinato in tribunale, ma capace addirittura di fondare una confraternita, e poi di fornire alle ragazze povere un’istruzione di assoluta qualità (oltre alla dote per sposarsi). E infine, alla festa dell’Assunta del 1386, giorno scelto per la posa della prima pietra della cattedrale, capace di lasciare in testamento tutta la sua fortuna alla Fabbrica del Duomo. Una cifra esorbitante: 35 mila ducati. Carelli, che a un certo punto deciderà di lasciare alla cattedrale tutto e subito, senza cioè aspettare la morte, vivrà molti anni in povertà. Ma alla Fabbrica dovevano già intuire quello che molto più tardi scriverà Gilbert Keith Chesterton, cioè che «la misura di ogni felicità è la riconoscenza». Se è vero che al mercante capostipite dei donatori, in anticipo di secoli sulla costruzione delle altre 134, sarà dedicata, nel 1404, la prima guglia del Duomo. La «Guglia Carelli», appunto. Incredibili storie di fede, dunque. Come quella della prostituta Marta de Codevachi, arrivata da Padova, dai milanesi soprannominata «Donona». La quale, convertitasi, abbandona il bordello, adotta un’orfanella che chiama Venturina, e dopo aver compiuto innumerevoli atti di carità, lascia i suoi averi per il Duomo. La Fabbrica deciderà di additare questa donna ad esempio per tutta la città, e per lei organizzerà un solenne corteo funebre guidato dai preti della cattedrale. Una storia che si conclude come un paradosso evangelico. Davvero «le prostitute vi precederanno nel regno dei cieli». DALLE RICERCHE di Martina Saltamacchia è affiorata anche la storia struggente di Caterina, personaggio entrato nel cuore degli alunni della Chizzolini (chiamare Caterina la stanza virtuale sulla piattaforma Meet è stato un modo per omaggiarla). Una vecchietta poverissima, addetta alla pulizia delle pietre all’interno del cantiere. Nel freddo di una mattina, intimamente toccata dalla lunga fila di donatori di fronte all’altare, Caterina si toglie dalle spalle l’unica pelliccetta logora che la ripara dal freddo e la porta in offerta. Quando questa verrà messa all’asta, ci sarà chi, riconoscendola, la riscatterà e correrà al cantiere per rimettergliela sulle spalle. E ci sarà anche chi, alla sera, guardando il registro delle donazioni e delle vendite dell’asta, comprenderà l’accaduto, la manderà a chiamare e le donerà tre fiorini d’oro. Serviranno a Caterina tre anni dopo. Li userà per poter scendere a Roma a lucrare l’indulgenza plenaria concessa per il Giubileo del 1390. Al suo ritorno da Roma continuerà senza sosta il suo lavoro nel cantiere fino alla morte nel 1397. La verità è che in un orizzonte immenso – come è stato quello degli uomini che costruirono la cattedrale – ogni gesto, anche il più piccolo, ha acquistato un valore infinito. Esattamente come quello, tutto di natura educativa, di cui con quest’incontro è stato protagonista l’Istituto Chizzolini. L’unica scuola cattolica nella Valtrompia che diede i natali a Paolo VI. Un’agenzia educativa – come molte altre eccellenti paritarie sparse nel territorio – che attraverso la «Via Pulchritudinis» è decisa a (ri)costruire nei suoi studenti (e per contagio nelle loro famiglie) quella passione, quell’entusiasmo e quella virtù della speranza che l’estenuante sosta da Covid-19 ha forse potuto fiaccare, ma che in nessun modo deve riuscire a cancellare. Anche questo è costruire cattedrali. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Valerio Pece
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