03 agosto 2020

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06.12.2019

La città perduta II Da Brixia a Brescia fra studi e ricerche

La presentazione del libro che si è tenuta a Palazzo Loggia
La presentazione del libro che si è tenuta a Palazzo Loggia

Avvicendamenti di popoli e culture, stratificazioni architettoniche, demolizioni, ricostruzioni e ampliamenti: senza accorgercene camminiamo ogni giorno tra le rovine, spesso invisibili, di un palcoscenico urbano che non esiste più e di cui talvolta si sono perse le tracce. A ricomporre i tasselli di un mosaico edilizio che ha origine nell’età del ferro ed è tutt’oggi in divenire ci hanno pensato ancora una volta Giuseppe Nova e Paolo Linetti, i quali hanno dato alle stampe il secondo volume di un’opera di studio e ricerca che aspira a riconsegnare luoghi e monumenti scomparsi alla memoria delle nuove generazioni. EDITO da Studio Ebi, il libro «La città perduta. Da Brixia a Brescia» è un viaggio per narrazioni e per immagini nei secoli lontani, alla scoperta della genesi del capoluogo — a partire dall’insediamento dei liguri sul colle Cidneo nel 1200 a.C. e dalle colonizzazioni celtiche, romane e longobarde — e delle trasformazioni (in qualche caso veri e propri sventramenti) che ne hanno mutato radicalmente le sembianze fino a rendere irriconoscibili alcuni degli scorci più caratteristici. Grazie anche al contributo illustrativo offerto da disegnatori professionisti e da studenti delle scuole d’arte, l’excursus attraverso differenti epoche e scenari assume il duplice valore di inedita ricostruzione storiografica e di poetica cartolina di un passato smarrito ma non del tutto estinto. TRA CERTEZZE e ipotesi, permane tra le questioni più dibattute il cruccio che ha accompagnato generazioni di storiografi e archeologi: è possibile affermare che gli Etruschi si spinsero così tanto a nord del Po da raggiungere Brescia ed entrare in contatto con le popolazioni retiche delle valli prealpine? Secondo Nova sussiste la ragionevole probabilità che furono proprio gli antichi abitanti dell’Italia centrale a bonificare le paludi ai piedi della Maddalena, ad introdurre la coltivazione dei cereali e a sfruttare per primi le miniere della Val Trompia. Tra le chicche propose durante la presentazione in Loggia spicca quella relativa alla ricostruzione dettagliata della chiesa e della piazza di San Domenico così come sarebbero apparse nel Cinquecento: gioielli monumentali colpevolmente sottratti al godimento dei posteri. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Davide Vitacca
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