08 aprile 2020

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13.02.2020

«La Classe»: come un insegnante può cambiare la vita

Brenno Placido FOTO FEDERICO RIVA
Brenno Placido FOTO FEDERICO RIVA

Fin dai tempi del «Cuore» di De Amicis, la scuola è lo specchio di un’intera società con le divisioni, i problemi, le ingiustizie che la caratterizzano. È così anche con «La Classe», lo spettacolo di Vincenzo Manna presentato al Sociale per la stagione del Ctb nella sezione Altri Percorsi e che andrà in scena ancora stasera e domani alle 20.30. Vincenzo Manna ha preso spunto da un film francese di Marie-Castille Mention-Schaar, «Les héritiers», presentato in Italia con il titolo «Una volta nella vita». In quella pellicola si raccontava la storia vera di una classe di liceo di Créteil, piena di conflitti culturali, sociali e religiosi, che, grazie alla determinazione di un’insegnante, trovava una possibilità di riscatto partecipando a un concorso nazionale sui bambini e gli adolescenti nell’Olocausto. MANNA ha trasferito quella storia nella realtà italiana ambientandola nell’Istituto Professionale di una anonima e disastrata periferia nostrana, dove un giovane insegnante illuminato e di buona volontà, Albert, è incaricato di tenere un corso di recupero-crediti a un gruppetto di 6 studenti particolarmente indisciplinati e violenti che considerano la scuola un’inutile forma di costrizione. Albert si scontra con il preside che è solo preoccupato di mantenere un ordine formale e si scontra con i ragazzi, riuscendo però a stabilire con alcuni di loro un dialogo, quando pronuncia il loro «elogio funebre» e li costringe a fare i conti con la realtà della loro esistenza e a capire che loro stessi sono responsabili del loro disagio. Li coinvolge nel concorso, scegliendo con loro di non affrontare le vicende del passato, ma quelle della nostra contemporaneità ricostruendo le storie delle vittime delle guerre odierne, delle pulizie etniche, dell’immigrazione. Fuori dalla scuola, intanto, c’è un enorme campo profughi che suscita paure e fa crescere il razzismo della popolazione e proprio quelle tensioni fanno precipitare la situazione anche all’interno della classe. «La Classe» è teatro di parola e di buoni sentimenti. Non riesce sempre a far emergere adeguatamente la «crescita» dei personaggi, ma dice senza dubbio cose importanti su questi nostri tempi difficili. La regia di Giuseppe Marini tiene lo spettacolo nell’ambito di un solido realismo. Buona la prova degli interpreti: Claudio Casadio era il preside disincantato e filosofeggiante, Andrea Paolotti il tormentato Albert, Benno Placido il duro Nicolas e con loro Edoardo Frullini, Valentina Carli, Andrea Monno, Cecilia D’Amico e Giulia Paoletti. La scena è di Alessandro Chiti, i costumi di Laura Fantuzzo, le luci di Javier Delle Monache e le musiche di Paolo Coletta. Applausi meritati per tutti. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Francesco De Leonardis
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