28 novembre 2020

Cultura

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31.10.2020

LA CUSTODE DEL CARMINE

La facciata di Santa Maria del Carmine: la vetrata oggi semicircolare una volta era un enorme rosone
La facciata di Santa Maria del Carmine: la vetrata oggi semicircolare una volta era un enorme rosone

Nel movimentato quartiere del Carmine le case multicolori, che si susseguono come fasce che formano un arcobaleno, somigliano alla comunità che le vive: una società variegata e in apparente equilibrio. Questo luogo senza bandiera sembra sorvegliato da un custode amaranto. Il suo portone marmoreo, bianca treccia che corona il volto di questa chiesa, compare in un’acquaforte di Francesco Hayez che raffigura l’arresto del condottiero Ventura Fenaroli; ma l’intero edificio è anche protagonista di un acquerello di Antonio Tagliaferri. Le pietre più antiche del santuario, immortalate per sempre in queste opere d’arte, risalgono al XIV secolo: parte dei due muri di fiancata e l’abside rimandano al periodo Visconteo. Santa Maria del Carmine è una miscela di ingredienti: in un brodo primordiale gotico vengono a galla elementi rinascimentali come il gigantesco portale di accesso, elementi tardo-medievali come i pinnacoli in cotto, elementi classicheggianti come i leoni stilofori a guardia dell’ingresso. A predominare nella facciata è il cotto: i conti Martinengo possedevano molte fornaci oltre il Po rendendo questo materiale facilmente disponibile. Il volto grezzo di questo luogo di culto è impreziosito dalle formelle di maiolica colorata che incorniciano le monofore laterali, dagli inserti di marmo che ornano i contrafforti color terracotta, dai motivi decorativi del frontone triangolare che creano un leggero chiaroscuro sulla fronte dell’edificio. Il portale d’ingresso ospita nell’abbraccio della sua bianca arcata l’Annunciazione dipinta da Floriano Ferramola (1512). L’INTERNO si dirama in tre navate: la centrale presenta una volta a botte; la navata sinistra, che accompagna alla Cappella del Compianto, e quella destra, che guida il devoto fino alla Cappella con affreschi quattrocenteschi, presentano volte a crociera. Due colonnati provvisti di capitelli medievali pseudo-corinzi separano i tre spazi. Il corpo della chiesa, lungo 75 metri, conserva incastonate come gemme ben 17 cappelle. La seconda cappella della navata destra è detta Degli Orefici perché venne fondata da questa corporazione nel 1483: incorniciata da due colonne avvolte da pampini d’oro c’è la pala dipinta da Francesco Giugno. Le due nicchie laterali ospitano Sant’Eligio, patrono degli orefici, e San Giovanni Battista. La Cappella degli Averoldi, la terza a destra, è tutta affrescata dalle mani di Vincenzo Foppa: sul soffitto campeggiano i quattro evangelisti, sulla parete est si trova una Crocifissione che si erge su un’architettura anch’essa dipinta, mentre sul lato nord si trova il monumento funebre di Giovan Pietro Averoldi. Il paliotto dell’altare maggiore della navata centrale, realizzato da Paolo Piacetta nel ‘600, è costituito da tre formelle che ospitano a loro volta tre ovali in breccia aurora: l’ovale centrale presenta il rilievo in marmo di Botticino raffigurante l’Annunciazione di Santo Calegari il Vecchio. Quattro angeli del Carra sostengono la mensa, dello stesso materiale, e sembrano riprodurre in miniatura i quattro angeli telamoni di Orazio Marinali che sorreggono invece i portali laterali. Anche la pala d’altare è una Annunciazione del fiammingo Pieter de Witte, dono del duca di Baviera Guglielmo V ai carmelitani di Brescia. L’ULTIMA cappella della navata sinistra accoglie il gruppo di terracotta policroma del Compianto su Cristo morto. La riproduzione della statue a grandezza naturale crea un effetto di drammaticità volta a favorire l’immedesimazione dei fedeli. Insolita è la presenza di dieci statue anziché le classiche nove: la decima figura potrebbe impersonare il committente sconosciuto dell’opera. L’altare della Madonna delle Brine, il quarto a sinistra, ospita, protetta da un fastoso tripudio di angeli di marmo, una tela leggendariamente attribuita a San Luca. Questa piccola immagine di Madonna con bambino è contornata da un apparato barocco realizzato dal veneziano Giovanni Maria Morlaiter nel ‘700. Il primo altare a sinistra è dedicato a San Michele Arcangelo: la pregevole pala d’altare lo raffigura nell’atto di scacciare gli angeli ribelli ed è stata realizzata da Palma il Giovane. I due santi protettori della città Faustino e Giovita, scolpiti dal Carra, mostrano fieri quest’immagine: l’ultimo saluto al fedele, prima che esca dalla chiesa, è il loro. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Chiara Comensoli
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