09 aprile 2020

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12.02.2020

La danza che sa indagare il lato oscuro

Ameglio nello spettacolo di Fattoria Vittadini MARCELLA FOCCARDI«Trieb» in scena MARCELLA FOCCARDI
Ameglio nello spettacolo di Fattoria Vittadini MARCELLA FOCCARDI«Trieb» in scena MARCELLA FOCCARDI

Quando il pubblico entra in sala, Chiara Ameglio, la performer protagonista di «Trieb. L’indagine», è già in scena, accovacciata su una sedia, con un libro tra le mani e con una grande maschera taurina che le copre la testa. LO SPETTACOLO prodotto da Fattoria Vittadini, che è andato in scena al teatro Mina Mezzadri, prende spunto da un racconto di Friedrich Dürrenmatt, in cui lo scrittore svizzero ha rielaborato il mito del Minotauro, facendo di quella creatura, mezzo uomo e mezzo toro, non un mostro, ma un essere privato della libertà e abbandonato, che solo quando, in un momento di rabbia, rompe lo specchio in cui si rifletteva la sua immagine illusoria, prende coscienza di sé e dell’inganno a cui è stato condannato. CHIARA Ameglio, che insieme a Marco Bonadei ha curato la regìa dello spettacolo, parte da qui per riflettere sulla «mostruosità» che ciascuno di noi si porta dentro. Trieb, del resto, è il termine che Freud ha introdotto nella psicanalisi per indicare le pulsioni che nascono all’interno del corpo e sono pulsioni sessuali e aggressive. LA PERFORMANCE vuole essere un’indagine sul nostro lato oscuro, condotta attraverso il corpo della danzatrice. Dopo il prologo mitologico, compare in scena una giovane donna ed è sola in una stanza chiusa, dove da un vecchio televisore, di quelli che avevano una volta il tubo catodico, fuoriescono rumori e frammenti di frasi confuse. Una pianta verde e fiorita è appoggiata su un trespolo, a rappresentare la bellezza della natura che dovrebbe acquetare l’anima. La donna si muove in un’atmosfera onirica, fatta di luci colorate e di suoni pulsanti; agisce il suo corpo con gesti spezzati e nervosi, strappa i fiori dalla pianta, li mastica e li nasconde infine sotto un tappeto. Sperimenta il desiderio, libera l’eros, scopre la violenza dell’irrazionale. «Non avrei mai pensato di poter fare…», dice a sé stessa nel varcare la soglia dell’abisso. I movimenti si fanno allora più frenetici e dolorosi, il vaso fiorito viene spezzato come lo specchio del Minotauro, ma non c’è consolazione nella scoperta. Chiara Ameglio ha dato una prova impegnativa e convincente. Gli oggetti scenici erano di Maddalena Oriani, le luci di Alice Colla, i suoni di Diego Diosguardi. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Francesco De Leonardis
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