10 luglio 2020

Cultura

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15.05.2020

«La farfalla di Orzi racconta il rigore che accomuna sportivi ed artisti»

Lino Guanciale: fra gli attori protagonisti dei progetti online del Ctb FOTO MANUEL SCRIMA
Lino Guanciale: fra gli attori protagonisti dei progetti online del Ctb FOTO MANUEL SCRIMA

La cultura fluttua, alla ricerca di nuove forme per raggiungere il suo pubblico, arma essenziale per leggere ciò che sta accadendo nel mondo. Lo fa attraverso il baluardo della parola, ma anche del gesto: uno slancio vitale che diventa il simbolo di una rivalsa, di una ripartenza per un intero Paese. E all’insegna della ripartenza è «Il trucco e l’anima», il progetto di teatro virtuale del Centro Teatrale Bresciano, che continua oggi e domani online con il «Don Chisciotte» di Franco Branciaroli, mentre sono in arrivo tre nuove puntate di «Bs020 Home Theater», la web serie ideata e diretta da Fausto Cabra. La puntata di domani sarà dedicata a Giuseppe Zanardelli e quella di lunedì al «Lord of the limes» raccontato da Anna Teotti; mercoledì 20 toccherà invece alla voce di Lino Guanciale introdurre l’appuntamento dedicato alla campionessa del mondo di ginnastica artistica Vanessa Ferrari, dal titolo «La farfalla di Orzi» e narrato da Valentina Bartolo. Sarà Guanciale, celebre volto del cinema grazie a film come «Vallanzasca» e della tv grazie a «L’allieva», a introdurre un viaggio che ricostruisce la vicenda di un’atleta che ha portato il nome di Brescia nel mondo. Una ragazza dal carattere d’acciaio, che oggi diventa simbolo di riflessione. Come si trova, dopo anni di tournée in giro per l’Italia, su un palcoscenico digitale? Trovo molto intelligente questa iniziativa del Ctb, in una piazza attenta come quella di Brescia, nella quale mi sento sempre a casa. La rassegna utilizza lo slogan «Il teatro è un’altra cosa»: in questo momento è importante offrire spettacoli anche attraverso canali insoliti, ma ricordando sempre a chi ci segue che il teatro ha una sua unicità non sostituibile con i canali digitali, che però servono in questa fase a non far venir meno la fame di cultura. Del resto è un momento strano per il teatro. Da un lato, si legge che i tecnici vorrebbero che gli attori recitassero con le mascherine, e dall’altro assistiamo ad appelli agli artisti «che ci fanno tanto divertire. Mi sembrano proposte sintomatiche dello scarso valore conferito al nostro lavoro nella società odierna. Credo che uscite di questo tipo, 60 anni fa, non ci sarebbero state. Più che parlare, sembra che questi rappresentanti delle istituzioni siano parlati dallo spirito del tempo, che non dà il giusto valore al nostro lavoro. Ma di chi è la responsabilità di questo spirito? Credo ci siano responsabilità articolate, anche degli artisti stessi. Siamo passati dall’essere il centro della società ad una periferia. Anni fa era normale andare in teatro con frequenza, c’era tanta fame di spettacoli, era un valore culturale condiviso da diversi strati sociali. Ora non è più così, e questa disaffezione è responsabilità di pubblico e artisti. Insomma bisogna arrabbiarsi di fronte alla battuta del nostro premier, ma dopo la rabbia dobbiamo riflettere su noi stessi. Questo è lo stato attuale delle cose, è il valore che gli viene attribuito, ed è anche responsabilità nostra. Sono tutte espressioni sintomatiche: il Covid ci mostra solo più chiaramente ciò che già esisteva. E forse è anche attraverso figure come quella di Vanessa Ferrari che possiamo riscoprire i nostri valori in questo tempo drammatico. Vanessa è una donna che ha affrontato molte difficoltà nella sua carriera, dimostrandosi una persona forte. È il simbolo del rigore e della disciplina necessari per educare il proprio talento. La sua storia rispecchia chiunque investa la propria vita per una passione, e accomuna gli sportivi agli artisti. Raccontare Vanessa è raccontare chi ogni giorno si trova a portare avanti un mestiere tra mille difficoltà, non solo personali ma anche collettive. È la forza che ci servirà per uscire dalla situazione odierna? Sì, è soltanto realizzando un obiettivo comunitario e non individuale che usciremo dalla crisi nella quale ci troviamo. Non saremo migliori né peggiori, perché non necessariamente un evento straordinario crea questo tipo di cambiamento. È importante superare questa fase tutelando gli interessi della comunità e riscoprendo valori condivisi da tutti.

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