19 giugno 2019

Cultura

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09.02.2019

LA FELICITÀ? È UNA RICETTA

Marco Bianchi: ha pubblicato 14 volte e gira l’Italia a portare messaggi che hanno la salute come prioritàParticolare della copertina del libro edito da Harper Collins: domani sera sarà presentato a Brescia
Marco Bianchi: ha pubblicato 14 volte e gira l’Italia a portare messaggi che hanno la salute come prioritàParticolare della copertina del libro edito da Harper Collins: domani sera sarà presentato a Brescia

Che la salsapariglia sia la droga giusta per ritrovare l’acrobatico slancio? Magari il dente di leone rende impavidi, se incapsulato entro lo stomaco? Col cibo non si gioca, insegnano mamma e papà. Col cibo non si scherza, dicono gli esperti. Perché col cibo si combatte la battaglia dello star bene al di là dell’estetica, di ciccia contro silhouette. «Merito della ricerca scientifica, la comprensione che il nutrimento veicola anche un altro messaggio – ricorda Marco Bianchi, chef milanese, food-mentor con diploma da Tecnico di Ricerca Biochimica –, il mondo della prevenzione si impegna per questo. Io da 10 mesi ho capito che ciò che mangiamo ha pure una grande influenza sulla sfera emotiva. Ogni giorno, sulle nostre tavole, possiamo confezionare un pacchetto delle emozioni». «Happy food, happy life» è il motto equazionario de «La mia cucina delle emozioni» (Harper Collins), ultimo libro (e sono 14) per il cuoco quarantenne che gira l’Italia, su strada e sul piccolo schermo, attento alla salute dai tempi della collaborazione con Umberto Veronesi. Questo volume, presentato in città domenica (ore 18.30 alla Latteria Molloy, con Stefano Cavada), è un dizionario gastronomico sulla felicità. Dalla creatività al riposo in 10 ricette. «NON ESISTE un alimento unico che dà un effetto a senso unico – spiega Bianchi –, esistono categorie di alimenti. Chi vuole stimolare il proprio coraggio, ad esempio, può trovare in mele, frutti di bosco e pesce azzurro, grazie agli omega3, ciò che fa al caso suo. Per solleticare il buonumore, via libera a latte e derivati. Nonché ai carboidrati, che col triptofano colpiscono il bersaglio-sorriso». Oltre ai noti afrodisiaci e al cioccolato esilarante, qui s’impara a gestire il bagaglio del commestibile, allontanandosi dalle autostrade di glucosio che hanno segnato generazioni di spuntinai. «L’era delle merendine va esaurendosi. L’italiano medio ha introdotto nel suo vocabolario due parole: naturale e genuino. Tutto va verso la buona tavola», incoraggia l’autore. Che il salame non lo mangia da anni, dunque ha gli occhi sgombri dalle due proverbiali fette: «L’abitudine sbagliata (r)esiste, e sta nella scorretta introduzione degli alimenti: mangiamo troppo. Troppi grassi, zuccheri e, specialmente nei piccoli, troppe proteine: li stiamo bombando. L’Italia pecca da Nord a Sud. C’è da lavorare». Se i ragazzini imparano presto tutte le lingue, pure quella dei sani fornelli, gli adulti esercitano maggiore riluttanza. Eppure «aumenta la consapevolezza, grazie alla conoscenza. A più informazioni corrispondono più libertà – di sbagliare, ma soprattutto di fare scelte accurate, migliori». Martellati da messaggi salutistici, s’ascolta e poi? La vita, adesso, va vissuta di prescia. «Beh, sono alibi. Io stesso viaggio tanto. Siamo sempre in grado sia di sgarrare sia di migliorarci». •

Alessandra Tonizzo
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