02 luglio 2020

Cultura

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25.06.2020 Tags: Mostre

LA FOTOGRAFIA
È OLTRAGGIO

Il quadro del pittore statunitense Edward Hopper è lo spunto di uno dei dittici di Mauroner  in mostra al Macof (al Moca fino al 2 agosto)Il Bacco di Caravaggio, così come il Narciso, è un altro dei due poli semantici che compongono ogni opera
Il quadro del pittore statunitense Edward Hopper è lo spunto di uno dei dittici di Mauroner in mostra al Macof (al Moca fino al 2 agosto)Il Bacco di Caravaggio, così come il Narciso, è un altro dei due poli semantici che compongono ogni opera

Che l’oltraggio sia stato troppo scandaloso? Sarà per questo che il 28 febbraio è stata allestita la mostra fotografica di Eros Mauroner negli spazi del MoCa di via Moretto-Cavour e che una manciata d’ore più tardi i portoni dell’ex tribunale di Brescia sono stati chiusi a chiave? No, è stata la tempesta del Coronavirus a costringere tutti a barricarsi in casa e a mettere in isolamento pure i fatti d’arte. Quarantena obbligata, ma le braci sotto la cenere sono restate accese. «La mostra allestita è rimasta nelle sale chiuse per tre lunghi mesi, al punto che iniziavo a pensarla come una performance: allestire un’esposizione e chiuderla al pubblico, avendo già inviato comunicazioni su media e social, e stampato locandine - racconta oggi Eros Mauroner -. L’ironia con cui ne parlavamo era legata al titolo della mostra, alla provocazione insita nelle immagini, allo scherzo del gioco di parole: “Piccoli oltraggi a grandi opere“». Il tempo della sospensione della socialità sembra evocato nei tagli d’inquadratura dei dipinti di Edward Hopper, artista che offre uno degli spunti significativi: da un dettaglio e dall’atmosfera del «modello» si sviluppa, come uscendo dalla cornice attraverso un ologramma virtuale, la ricerca artistica di Mauroner sulla luce e sui contrasti nei toni scuri. UN PARTICOLARE o tutta la scena vengono scandagliati e ripensati, «riflessi» in senso ottico e filosofico, come nel caso del quasi secentesco «Narciso» di Caravaggio, opera che alcuni storici attribuiscono ad altra firma. Se il dipinto ispiratore è a sua volta imbevuto delle Metamorfosi di Ovidio per tema e senso, con il ragazzo mitologico innamorato della propria immagine, che non riconosce come propria mentre la osserva in uno specchio d’acqua (Narciso patisce la forza dell’Amore verso un giovane che crede altro da sé), Mauroner possiamo dire che scagli la sua macchia fotografica dentro quella polla d’acqua, laddove gli schizzi cristallini si tramutano in scaglie di specchio. Una frantumazione della superficie specchiante, una traslazione appassionante per il visitatore. «Cerco di stabilire un nesso di continuità tra l’osservatore e l’opera d’arte, attraverso la dissacrazione e la provocazione - prosegue l’autore -. L’idea è portare la valenza di significante oltre lo stereotipo consumistico, con grandi mostre e musei in cui si compie la fruizione massificata», per quella che diventa troppo spesso una «conoscenza di maniera». Mauroner con questi dittici afferma una grammatica visiva «non decorativa ma simbolica. L’opera d’arte rifugge dall’illustrazione per posizionarsi sul terreno dell’interpretazione. Ma tanto più mercifica tanto meno riesce a “bucare” il tempo, a fare sintesi». Il lavoro nasce anche dalla problematicità del rapporto tra arte e fotografia: una sfida cui rispondere con un «sacrilegio». «O semplicemente un dispetto, come appunto può un fanciullo. Guardo il mondo contemplandolo nel suo insieme, ma alleno il mio sguardo a rimanere bambino, spontaneo, a provare e sentire la sincerità delle reazioni». Il progetto obbliga a individuare nell’opera di partenza un elemento caratterizzante, a osservarlo davvero e «metaforicamente a distruggerlo» con l’azione fotografica. «La fotografia tanto emarginata che, per dirla con Baudelaire, avrebbe dovuto restare “asservita” all’arte, qui compie una piccola vendetta, e l’oltraggio si rivela per quel che probabilmente è: un dispetto infantile, di uno sguardo incantato alla ricerca della bellezza - conclude Mauroner - . Perché se è vero che la bellezza salverà il mondo, ci vorranno occhi capaci di riconoscerla». •

Sara Centenari
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