27 novembre 2020

Cultura

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21.10.2020 Tags: Incontri

La scuola al tempo del Covid: «Serve immaginazione»

Pier Cesare Rivoltella, direttore del Cremit dell’Università Cattolica
Pier Cesare Rivoltella, direttore del Cremit dell’Università Cattolica

Brescia torna a essere capitale della didattica, in un momento complesso della ripresa scolastica con la pandemia si sta riaffacciando sulla scena italiana e internazionale. Ma è proprio dalla scuola, con i diversi attori che la rendono viva e dinamica, che si deve ripartire per la formazione dei futuri cittadini nel mondo e per dare un segnale di speranza al Paese. E in quest’ottica che venerdì a partire dalle 10 avrà luogo l’EaS Day giunto alla settima edizione, e che per l’occasione sarà on line. Per informazioni e iscrizioni è necessario collegarsi al link: https://iscrizionionline.unicatt.it/s/eventsub?subId=a101o00000Se0Wj Promotori dell’ iniziativa sono l’Università Cattolica (con il settore Formazione Permanente della sede di Brescia), il Cremit (Centro di Ricerca per l’Educazione ai Media, all’Innovazione e alla Tecnologia), Morcelliana Scholé Editrice, Fondazione Cogeme e Fondazione Brescia Musei. Durante la mattinata verranno proposti tre seminari online che, dato il particolare contesto sociale caratterizzato dalla pandemia, affronteranno il tema del «Ben-Essere: a scuola dopo il Covid». E, per un approfondimento sui temi e la situazione attuale della scuola del convegno abbiamo intervistato uno dei promotori, il professor Pier Cesare Rivoltella, direttore del Cremit dell’Università Cattolica. Professor Rivoltella, che cosa ha significato nella scuola e nel mondo scolastico la pandemia che ha scosso il nostro Paese e il mondo intero? La pandemia ha costretto a confrontarsi con quanto i fautori dell'innovazione proponevano da anni: l'uso della tecnologia, la didattica a distanza, la flessibilizzazione delle pratiche. Da questo punto di vista ha funzionato da acceleratore di un cambiamento che le azioni di sistema fatte in precedenza non erano riuscite a innescare. E quali effetti, psicologici, ambientali, di sviluppo e della socializzazione, ha prodotto nelle fasce dei minori e degli adolescenti il Covid 19? Di sicuro il venir meno della frequenza ha comportato un lutto simbolico. La perdita dei compagni, delle routines, delle abitudini quotidiane. Un'insegnante nello scorso lockdown confessava che un suo studente di scuola primaria le aveva detto: «La scuola mi manca troppissimo!». In quella battuta c'è il senso di tutto quello che l'emergenza ha rappresentato sia sul piano psicologico che su quello della socializzazione. Isolamento, lockdown, paure e timori del contagio possono aver influito e continueranno a influire nella vita di tutti i giorni non solo nei minori e studenti ma anche nelle famiglie e in tutti noi? È cambiata la percezione dell'altro, sono cambiate le regole della socialità, è cambiato il senso della sicurezza sociale. Ci vorrà del tempo - se mai sarà sufficiente - per riconquistare tutta la sicurezza che avevamo nell'abbracciarci, nello stare insieme, nell'indulgere al contatto. La scuola riuscirà a riprendere in mano la situazione che la vede in difficoltà, sotto il tiro del virus? Credo che occorrerà grande immaginazione. Sul piano organizzativo, didattico. Mettere mano al tempo della scuola, renderlo più flessibile; saper alternare presenza e distanza; soprattutto riconcettualizzare la scuola come uno spazio dove si apprende e non dove si insegna. E in quali termini secondo Lei sarà possibile una ripresa? La scuola a distanza, on line, da remoto, sono tutte soluzioni che faranno fronte ad un percorso educativo concreto e formale, produttivo e responsabile? Rimango convinto che la didattica on line, se ben progettata e svolta con consapevolezza metodologica, non sia di inferiore qualità rispetto alla didattica in presenza. La differenza non è tra presenza e distanza, ma tra didattica consapevole e didattica improvvisata. Potrebbe avanzare una proposta per una effettiva e se possibile sicura ripresa delle attività didattiche? Le attività didattiche sono già riprese. E i dirigenti sono alle prese con molti problemi. Io forse avrei evitato di cavalcare demagogicamente il ritorno in classe indifferenziato per studiare meglio gli assetti di una soluzione blended che alternasse con equilibrio presenza e distanza. Infine ci può raccontare di cosa tratterà il 7° Convegno EaS (Essere a Scuola)? L'EaS Day di venerdì proverà a dare gambe e testa all'immaginazione. Energia nuova per pensare e fare. Come sempre nella tradizione di questo appuntamento fisso della scuola bresciana e nazionale.

Enrico Gusella
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